LETTERA APERTA AL SOTTOSEGRETARIO ALL’ISTRUZIONE

Caro Marco, leggo l’intervento su Repubblica di oggi, 4 giugno 2012, e ti chiedo, cosa è il merito? Qual è il profilo professionale di un insegnante? Cosa caratterizza un “bravo insegnante?” Chi  valuterà il merito degli insegnanti? I soliti superespertisuperpagati “affiliati” a lobby paraecclesiastiche o palesemente ecclesiastiche? Leggo poi l’elenco impressionante dei soldi erogati per la scuola del sud Italia. Caro Marco, provengo da un sud più sud del tuo. Nel mio sud, dove la popolazione ha radici che affondano nella magnifica Grecia antica e nel ricchissimo mondo arabo, dove le diverse dominazioni hanno lasciato tracce genetiche che si sono mescolate dando vita ad una realtà che potrebbe essere tra le più feconde e interessanti d’Europa,  il chiasso della camorra non si sente perché la ‘ndrangheta lavora nel silenzio garantito dai legami di sangue e la cultura sta cedendo il posto all’arroganza e alla prepotenza, al culto del “più furbo”, all’illegalità diffusa anche nei comuni cittadini non collusi e legittimata a livello istituzionale. Allora ti chiedo: dove sono finiti i soldi erogati alla scuola del sud? Perché la scuola del sud, come ben sai, versa in condizioni disastrose da ogni punto di vista. Cosa fa il ministero per verificare con severità e con rigore come sono utilizzati i fondi erogati? Perché non si valuta la reale ricaduta nel tempo di ogni azione sostenuta con fondi pubblici? Ritengo indispensabile andare verso una scuola di qualità, dove, per favore, siano bandite le parole “eccellenza” e “meritocrazia”. Lasciamo le eccellenze al mondo ecclesiastico e la meritocrazia agli alemanni e alle santanchè di turno! La scuola di qualità sia una scuola EQUA, che fornisca a tutti strumenti per orientarsi nel mondo, per abitarlo con senso critico e con coscienza civile. Una scuola di qualità non è ad alta disequità come la nostra, ma pone tutti gli studenti ALLA PARI, in termini di risorse per l’apprendimento, garantendo la personalizzazione  dei percorsi, che finora è stata solo uno spot che ha assicurato proficui guadagni agli psycologi e psycopedagogisti di turno, venditori di aria fritta. Una scuola di qualità è fatta da insegnanti preparati ad insegnare, non solo portatori di saperi enciclopedici e dogmatici da trasmettere e da insegnanti che si rifiutano di dare ripetizioni private agli studenti. Perché lo sai meglio di me che, soprattutto i figli della medio – alta borghesia italiana, se non ce la fanno da soli, se hanno una pur minima difficoltà, frequentano scuole parallele fatte di lezioni private, pagate a nero, magari garantite dal collega della sezione accanto. E sai anche che questo rende più semplice la vita agli insegnanti di classe, che non devono scervellarsi a cercare chissà quale stategia didattica per rendere efficace l’apprendimento di ogni alunno. E se si ritiene che le settimane linguistiche all’estero o i viaggi di istruzione siano momenti importanti per apprendere anche in modo non formale e informale, allora si garantisca a TUTTI l’opportunità di parteciparvi. Mi dirai che le scuole intervengono economicamente su chi ha necessità. E’ vero, ma bisogna dimostrare di essere davvero poverissimi e c’è il “ceto medio” che sulla carta povero non è, ma che i soldi per queste iniziative fatica a procurarseli, nell’attuale situazione di crisi economica. Una scuola equa IMPEDISCE  che ci siano studenti esclusi  da uscite didattiche e viaggi di istruzione perché “si comportano male”. Gli stessi non sono esclusi dalle pallosissime lezioni di storia o di scienze, ma sono costretti a parteciparvi, immobili come statue dietro i banchi, o a subirle fuori dall’aula con una “risorsa appositamente individuata”. Una scuola EQUA bandisce i “premi di fine anno per il merito”, se questi si basano solo ed esclusivamente sui risultati finali, senza tener conto dell’impegno e del progresso individuale. Una scuola di qualità è fondata sull’analisi dei processi di apprendimento, sulla valorizzazione delle discipline scolastiche da utilizzare per costruire competenze di cittadinanza, sulla valorizzazione dell’errore come occasione per apprendere e non come “peccato” da sanzionare, sulla valorizzazione dell’autonomia individuale e, soprattutto, sulla costruzione del senso di responsabilità individuale. E’ questo che farebbe la differenza ed è questo che bisogna innanzitutto favorire negli insegnanti: la responsabilità individuale. Finché resteremo ancorati ad un’idea di responsabilità diffusa e condivisa, che ne sfuma l’importanza e ne riduce il peso, caro Marco, regaleremo al pubblico solo chiacchiere e continueremo ad alimentare gli incassi di chi, come un avvoltoio, si aggira per i corridoi delle nostre scuole per catechizzare i docenti sul nulla, sulla PIFFEROLOGIA che ormai governa tutti gli insegnamenti, sulla falsa idea che i “megaprogetti trasversali costruiscano competenze da valutare attraverso compiti autentici”. Ma de che?

Ti scrivo queste cose senza badare alla forma e correndo tra un impegno istituzionale e uno familiare, mentre sento la lavatrice che giunge al termine del programma e dovrò pur stendere ALMENO il bucato!.

Ti scrivo perché ogni giorno sento avanzare in me il disincanto, la frustrazione, il senso di resa perché non ce la potremo fare: i meccanismi di spartizione di denaro e di gestione di potere hanno invaso anche il mondo dell’istruzione, a tutti i livelli, e troppo spesso si percepisce la sensazione amara che, in fondo, dei nostri ragazzi e della loro crescita non gliene fotte niente a nessuno! Parli di abbandono scolastico? So quanto tu ti sia impegnato e ti impegni per combatterlo, ma non ignoriamo un altro abbandono, che mi spaventa ancor di più, perché non è riconducibile a categorie sociali, è trasversale e sempre più diffuso: l’abbandono di chi garantisce a scuola la presenza fisica, ma la cui mente è fuori dall’aula e i cui interessi si spengono con il suono della campanella delle 8: cosa facciamo per questi nostri figli? Non rispondermi che il ministero sta varando norme per la valutazione dei docenti e per il sostegno della meritocrazia. Non dirmelo, perché se le proposte possono anche contenere principi validi (non lo so, non ho avuto il tempo di approfondire), nella pratica facciamo i conti con una realtà molto complessa e contaminata da troppi interessi economici, da quelli delle sopracitate lobby a quelli delle case editrici che accumulano capitali sulle reali o presunte difficoltà di apprendimento dei ragazzi o dei tanti “metodologi” che non possono perdere la galllina dalle uova d’oro della formazione degli insegnanti.

Ti saluto, Marco e ti tengo d’occhio: che il maestro di strada assurto al ruolo di sottosegretario all’istruzione mantenga intatti l’umiltà, la saggezza e il pragmatismo sorretto da pensiero critico e non si faccia contaminare dai……Profumi del palazzo!

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

w

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: