QUANDO A CADERE NELLA RETE SONO I CITTADINI PIU’ DEBOLI

Nell’era digitale, la comunicazione ha assunto forme e dimensioni nuove. La rete ha reso “vecchia” e superata ogni altra tipologia di interazione personale, offrendo la possibilità di condividere informazioni, musica, opinioni e di raccontarsi “in diretta”. Le idee viaggiano e circolano con velocità impensabile solo qualche decennio fa. Facebook rappresenta la piazza, sempre meno virtuale, soprattutto quando dimostra tutta la sua forza nel promuovere iniziative di massa che si traducono poi in azioni reali, concrete, compiute da esseri reali e concreti. Skype, offrendo la possibilità delle videochiamate, ha condotto in rete anche molti anziani, che si collegano con i figli per ”vedere” i nipotini che vivono lontano e mantenere con loro il legame affettivo che una volta era garantito dalla famiglia tradizionale, dalle domeniche con i nonni e con gli zii. Skype è anche, allo stato attuale, uno dei mezzi più economico per comunicare telefonicamente persino oltreoceano. Youtube ha sdoganato la musica, con i video live dei nostri artisti preferiti, ed ha riportato in vita spezzoni di capolavori cinematografici e teatrali, che attraverso i social networks, circolano nell’immensa comunità globale. Twitter è la sintesi di tutto, è l’sms della vita postato online. La comunicazione interpersonale, in pochi anni, ha dunque mutato registro, anzi, ha assunto nuovi paradigmi, costruendosi forme e modalità nuove e diverse, che vengono acquisite rapidamente ed utilizzate dai nostri figli, dai nostri giovani, nativi digitali, con estrema padronanza. Messanger ha rivoluzionato i simboli della comunicazione, inventando la sintassi degli emoticons e delle animoticons, mentre app sempre più innovative, consentono di riscoprire perfino l’antico leopardiano amore per le stelle. Tutto ciò caratterizza la nostra complessa modernità, accorcia le distanze, rafforza i legami e consente di stabilirne nuovi e la scrittura stessa sta vivendo una nuova fase di popolarità, essendo aumentato notevolmente il volume di scambi che, anche solo attraverso la posta elettronica, consente di costruire una rete fittissima di interazioni di lavoro e di altra natura. Il potenziale di tutto ciò è evidente ed è sotto gli occhi di tutti. Addirittura il fare politica sta cambiando. Basti pensare alle rivolte del Nord Africa ed alle campagne elettorali e mobilitazioni di massa che hanno coinvolto anche gli italiani. Così come potente è lo strumento se inserito a servizio della didattica delle diverse discipline o al servizio del mercato pubblicitario. Esiste tuttavia, come sempre in ogni luogo e con ogni strumento, la possibilità di un uso negativo della risorsa internet, soprattutto quando questa stessa offre spazio a protagonismi narcisistici o a occasioni per compiere azioni eticamente discutibili, che possono essere amplificate e mostrate al mondo intero. Molte volte si è parlato dell’uso di YouTube per pubblicare video, in cui si riprendono atti di bullismo o di varia violenza. E a volte capita che alcuni video, pur nella loro cruda violenza, siano utili per dare uno scossone alle coscienze impigrite e per aprire discussioni e riflessioni utili a promuovere cittadinanza attiva. Navigare in rete è un continuo viaggio di esplorazione, un’avventura che ti conduce a volte dove non pensavi di giungere, a volte invece ti fa disperdere nell’immenso oceano delle informazioni. Diventa fondamentale acquisire competenze critiche per orientarsi e proseguire il viaggio nella direzione migliore. Spesso si cercano persone e ricordi, spesso chi vive lontano dal proprio paese d’origine vive la rete come opportunità per mantenere legami con persone e luoghi della propria storia. E così capita di imbattersi in video che ti danno la misura dell’attuale rispetto al ricordo un po’ enfatizzato e mitizzato. Ed è così che mi è capitato di trovare su YouTube un video che mi ha suscitato sentimenti di rabbia, di vergogna e una profonda tristezza. Il video, che si trova al link http://www.youtube.com/watch?v=Mzo3SnjqTME, riprende Mario M, un signore di Castrovillari. Castrovillari è un paese della provincia di Cosenza, è il paese dove io sono nata e dove ho vissuto fino a 18 anni. Una volta era una cittadina molto viva, con tutte le scuole pubbliche e una forte presenza di terziario, con una nutrita schiera di professionisti, bei negozi e buone iniziative culturali. Era un paese relativamente tranquillo, nel panorama della complessità calabrese. O forse questo è il mio ricordo un po’ mitizzato. Oggi Castrovillari mi appare come una grande donna obesa e depressa, che pigramente si muove, lasciandosi scivolare la vita addosso. Molti miei coetanei non vivono lì, avendo trovato, come me, altri luoghi dove costruire   il proprio futuro, offrendo ai propri figli maggiori opportunità di crescita. Molti altri vivono ancora lì e cercano di offrire comunque, a se stessi e ai figli, le migliori opportunità di vita possibile. Per i giovani non ci sono centri di aggregazione o iniziative culturali che possano coinvolgerli nei momenti di vita non scolarizzata. Succede dunque che si creino gruppi di adolescenti che “ciondolano” alla ricerca di qualche situazione divertente. Come tutti i paesi, anche Castrovillari ha i suoi personaggi caratteristici, quelli che rimangono impressi nella memoria collettiva. Ai miei tempi c’era Peppiniddu, ma anche il cane Vicinzu. Oggi ce ne sono altri e tra questi spicca Mario M, un signore affetto da patologia psichiatrica, che una volta era uno studente come tanti, che aveva una moto come tanti, che corteggiava le ragazze come tanti e che, come tanti, è riuscito a prendersi una laurea all’Università della Calabria. Io me lo ricordo alla guida di una Lambretta grigia sempre con il suo amico Gino, seduto dietro. Di lui ricordo le mani sempre sudate e il sorriso. Poi, purtroppo, si è ammalato e la sua vita ha assunto la dimensione tipica del paziente psichiatrico nel contesto italiano, in cui la società deve ancora compiere un lungo cammino per essere davvero annoverata tra le società moderne, realmente democratiche e rispettose dei diritti umani. Mario vaga per le strade del paese per molte ore della giornata e ci sono periodi in cui è difficile riuscire a sopportare le sue insistenti attenzioni o le sue richieste di denaro o birra. Mario è noto a tutti i castrovillaresi e spesso entra nei negozi e discute, a modo suo, con le commesse e con i gestori. Spesso è simpatico e divertente e riesce anche a essere autoironico, a conferma della sua antica immutata intelligenza. Vederlo ripreso nel video, mentre goffamente balla, rispondendo alle richieste di alcuni soggetti, loro sì di dubbia intelligenza, offende il mio senso civico, offende il mio ricordo di Mario M, studente castrovillarese di qualche anno più grande di me, offende il mio essere castrovillarese, un po’ me ne fa vergognare e mi indigna profondamente. Non credo che Mario abbia sofferto per le riprese, probabilmente si è anche divertito, come si deve essere divertito durante le riprese di altri video vergognosamente presenti su YouTube. E magari gli è anche piaciuto essere fotografato da chi poi ha utilizzato impietosamente quelle foto per costruire una pagina su facebook a lui dedicata. Ciò non assolve, ai miei occhi, gli spregevoli autori dei video ed anche della pagina su facebook. Credo che ci siano altri modi, più intelligenti e più rispettosi delle persone, per divertirsi. Ho segnalato i video, utilizzando la categoria “comportamenti illeciti su persone vulnerabili” ed ho segnalato la pagina su facebook, utilizzando la categoria “attacca persone disabili o affette da malattie”. Ho coinvolto i miei amici, divulgando attraverso messaggi privati, l’orrendo video e chiedendo di segnalare sia il video che la pagina facebook. Mi piacerebbe sfruttare le potenzialità della rete per far chiudere la pagina e far eliminare i video. Ma non mi basta, sento che non è sufficiente fare ciò. Credo che su questo episodio si debba riflettere e credo che lo si debba fare in termini di educazione alla cittadinanza attiva, consapevole e partecipata e di rispetto dell’altra persona, del diverso da noi. Perché, diciamocela tutta, la pubblicazione di questi disgustosi video altro non è che un gesto, spero inconsapevole, di discriminazione razziale. Non userei altri termini e non chiamerei con attributo diverso dal “razzista” ogni singolo soggetto a vario titolo coinvolto. Mi auguro che i cittadini attivi e consapevoli, che abitano al mio paese e che sono tanti, sappiano cogliere l’occasione per stimolare nella comunità locale una profonda e intelligente riflessione, che non si limiti alla censura o alla condanna degli autori o, peggio, alla demonizzazione della rete e delle tecnologie informatiche. Spero che il loro sguardo sappia andare oltre, conducendoli anche verso un serio impegno civile e politico, nel senso più nobile del termine, dedicato alla costruzione di un paese che sappia concretamente offrire ai suoi figli occasioni di crescita perché sappiamo tutti che la costruzione delle scuole è condizione necessaria ma non sufficiente  affinché i futuri cittadini possano essere aiutati a diventare adulti civili, responsabili, solidali e portatori di pensiero intelligente e quindi critico.

Questo articolo è stato pubblicato su un settimanale locale, di Castrovillari, un anno fa. Il video è ancora su YouTube, mentre la pagina fb è stata chiusa.

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