MA TRENTO E’ DAVVERO UNA CITTA’ POCO SICURA?

imgres-1Il consiglio comunale di Trento martedì 17 maggio è stato dedicato a un confronto con il nuovo questore, Massimo D’Ambrosio, che ha descritto una città diversa da quella generalmente dipinta sulle pagine di alcuni giornali locali o da esponenti di forze politiche di destra, centrodestra e lega alle quali, probabilmente per captatio benevolentiae, si aggrega, anche se con toni più pacati, il PD.

Per chi ha l’abitudine di leggere i rapporti man mano che sono resi noti, ascoltare le parole del questore è conferma del fatto che la percezione di insicurezza, spesso alimentata dai media (fa più rumore un cadavere che mille vivi), è costruita e nutrita soprattutto da forze politiche che hanno bisogno di parlare alla pancia delle persone facendo lievitare le paure perché così si costruisce più facilmente consenso.
La parole più frequentemente utilizzata in consiglio comunale, da chi vorrebbe la militarizzazione della città, è stata “degrado”, ma sul concetto di degrado manca, all’interno dell’aula consiliare, la declinazione di ciò che potrebbero essere gli indicatori del degrado. Senza questo passaggio, senza la condivisione di ciò che si intende per degrado, non ha senso alcuna discussione sul tema. Solo dopo aver condivido il significato da attribuire a questa parola ed averlo anche reso pubblico perché le persone sappiano cosa l’attuale consiglio comunale intende per degrado, si può valutare se la nostra città è ad alto tasso di degrado.
Si è discusso della questione occupazione di edifici, con riferimento alle occupazioni recenti che la nostra città ha vissuto ad opera di gruppi anarchici. Senza voler legittimare l’occupazione abusiva di edifici altrui, privati, pubblici o di enti che erogano servizi, appare fin troppo ovvio che se gli edifici dismessi, soprattutto quelli pubblici, non rimanessero inutilizzati non sarebbero occupati. È un banalissimo sillogismo.
Nessuno può negare l’esistenza di spacciatori, come in ogni luogo del nostro paese. Tuttavia, se c’è un mercato è perché c’è una richiesta e l’offerta risponde alla richiesta. Non è spostando il problema da una piazza all’altra che il problema si risolve. Lo si sposta. Difficile fornire ricette risolutive.  La legalizzazione delle cosiddette droghe leggere è una possibile parziale soluzione. Certo, lo spaccio è un problema molto più grande di noi, cittadine e cittadini di Trento, perché viene da lontano. Il traffico di stupefacenti è il miglior profitto per la malavita organizzata italiana. Difficile che il solo questore di Trento, magari con la collaborazione di un ipotetico sindaco sceriffo, che agisca attraverso ordinanze e divieti, possa eliminare lo spaccio dalla città.
Il discorso del mercato, con un’offerta che risponde ad una richiesta, vale anche per la prostituzione, argomento più volte affrontato nella lunga seduta consiliare. Sarebbe però giunto il momento di smettere di parlare di prostitute, spesso vittime del racket e della tratta, e di parlare di di uomini, magari impeccabili mariti, che vanno con le prostitute.
Sicuramente i sistemi di video sorveglianza hanno dimostrato, come nel caso dell’ultima aggressione di un ragazzo di sinistra da parte di un militante di casa Pound, che possono aiutare anche a individuare i colpevoli. Però è solo consegnando le piazze alle persone, alle associazioni, agli studenti, alle studentesse a cui va riconosciuto il diritto anche a un sano divertimento, nel rispetto dei beni comuni, solo responsabilizzando anche i giovani e le giovani, solo educando sin dall’infanzia alla cultura e alla cura dei beni comuni si può non risolvere, ma arginare il fenomeno.
L’erogazione di servizi pubblici accessibili a tutte le persone, come consultori e sportelli di ascolto per famiglie in crisi e, soprattutto, adolescenti in crisi, è una strada necessaria da percorrere come strategia di prevenzione così come indispensabile è l’investimento in percorsi di prevenzione dell’abbandono scolastico in una fase in cui la scuola pubblica rischia di morire schiacciata da controriforme che promuovono meritocrazia e individualismo competitivo, amplificando la forbice sociale e collocando la scuola italiana tra le più inique d’Europa.
Diverso discorso merita il dovere all’accoglienza di richiedenti asilo, contro cui l’Europa si è fatta trovare impreparata anche se padre Alex Zanotelli aveva previsto questa ondata migratoria almeno una trentina di anni fa. Solo l’interazione, termine da preferire a quello più in uso di integrazione, è antidoto contro eventuali problemi di ordine pubblico.
Difficile esprimere opinioni di dissenso sulla recente manifestazione pacifica di richiedenti asilo a cui si è fatto cenno, ovviamente con toni preoccupati,  in consiglio comunale, perché non dovrebbe esistere alcuna differenza tra noi che ci avvaliamo del diritto di manifestare e loro, che questo diritto, almeno questo, non possono averlo negato, soprattutto se si pensa che sono costretti a rimanere nel limbo dell’attesa di risposta per circa due anni.
Chi lavora  nelle istituzioni pubbliche, chi è stato eletto, chi è stata eletta a rappresentare cittadine e cittadini dentro le istituzioni ha il compito di rassicurare la popolazione, con onestà politica e intellettuale, sgomberando il campo dalla strumentalizzazione delle paure, perché Trento è una bella città, dove si vive bene, dove c’è molto da fare per vivere meglio, dove ci sono criticità da affrontare e da risolvere in tempi ragionevoli, ma dove non esiste un’emergenza sicurezza.
Più preoccupante è l’impoverimento della società e la rassegnata indifferenza in cui troppe persone sono cadute lasciando che un’oligarchia, sempre più spesso arrogante, decida per loro, operando scelte che sono l’attuazione locale della peggiore politica neoliberista.
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Un commento

  1. […] i continui proclami sul degrado della nostra città, finalizzati ad alimentare una percezione di insicurezza che porta facili […]

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