ADESSO SI REVOCHI IL FINANZIAMENTO PUBBLICO AL SACRO CUORE DI TRENTO

Istituto Sacro Cuore 2007.cdrIn Trentino martedì 21 giugno è accaduto qualcosa che rimarrà nella storia e che contribuirà a rendere più efficace la tutela dei diritti delle persone. Era il 16 luglio 2014 quando fui raggiunta dalla telefonata di una docente ddll’Istituto Sacro Cuore di Trento che, convocata dalla direttrice della scuola, si era vista negata la possibilità di rinnovo del contratto, scaduto il 30 giugno, per l’anno scolastico successivo.

Tale rinnovo le avrebbe dato opportunità di essere assunta a tempo indeterminato dallo stesso istituto, avendovi insegnato già per cinque anni. La violazione dei diritti di lavoratori e lavoratrici era talmente palese che non ho esitato a convocare la stampa locale e denunciare l’accaduto.

L’Istituto Sacro Cuore di Trento è una scuola paritaria che usufruisce dei fondi pubblici erogati dalla Provincia Autonoma. È inconcepibile che un istituto scolastico, che opera su territorio italiano, che usufruisce di fondi pubblici possa permettersi impunemente di violare i diritti di lavoratori e lavoratrici, di discriminare in base all’orientamento sessuale.

Il clamore suscitato dalla notizia ha superato i confini della nostra provincia e portato Eleonora Forenza europarlamentare dell’  Altra Europa con Tsipras a presentare un’interrogazione in Parlamento Europeo.

Il governatore della provincia di Trento, Ugo Rossi, esponente del Partito Autonomista Trentino Tirolese, che governa insieme al PD, avendo mantenuto la delega all’istruzione, ha subito indetto un’ispezione tecnica i cui verbali contengono evidenze inequivocabili dell’ingiustizia nel provvedimento preso dell’Istituto religioso.

Ma di ciò Ugo Rossi non ha tenuto conto. Ha, invece, pubblicamente  dichiarato che non esistevano elementi per mettere in discussione l’erogazione del finanziamento pubblico, la cui sospensione era stata chiesta dall’Altra Europa con Tsipras. E così la scuola confessionale, che in nome della difesa della morale cattolica, come dichiarato dall’allora direttrice, non poteva dare lavoro a una insegnante riconosciuta brava, ma di cui si vociferava che fosse lesbica, ha visto rinnovato il contributo provinciale di circa due milioni di euro l’anno da parte della Provincia,  la stessa provincia che non risparmia tagli di risorse alla scuola pubblica.

La sentenza del tribunale di Rovereto, che condanna l’istituto per discriminazione e diffamazione, restituisce alla docente dignità di persona e di lavoratrice, ma non si limita a questo perché, nei fatti, ridefinisce un equilibrio troppo sbilanciato in una provincia in cui il peso del condizionamento della Chiesa cattolica è molto forte in ogni contesto politico e decisionale.

Ma, finché regge la nostra martoriata democrazia, i diritti vanno rispettati. Non ci sono religioni che possano giustificare violazioni.

La stessa sentenza, con una spettacolare coincidenza di eventi, giunge a pochi giorni dall’approvazione in consiglio provinciale della versione trentina, peggiorativa, della legge impropriamente chiamata Buona Scuola di Renzi.

Attonita, e con me molte persone che lavorano nelle scuole provinciali, ho assistito al baratto tra maggioranza di centrosinistra autonomista e opposizione di destra basato sull’approvazione di un emendamento delle opposizioni che vorrebbe rendere facoltative le lezioni contro l’omofobia, con possibilità per le famiglie di scegliere se far aderire o meno i figli e le figlie alle lezioni.

Si è barattato sull’educazione alla pari dignità delle persone, indipendentemente dall’orientamento sessuale, pur di non perdere governabilità. Ecco cosa rimane del centrosinistra Trentino. Un centrosinistra che ha accettato l’insabbiamento di una legge di iniziativa popolare, sottoscritta da circa 7000 persone, che chiede il riconoscimento di pari diritti, pari dignità per persone con orientamento sessuale diverso da quello più diffuso nella nostra società e che punta sull’educazione a tale riconoscimento e sul contrasto all’omofobia a partire dalle scuole.

L’episodio della docente discriminata a Trento è molto significativo dal punto di vista politico. Mette in luce due modi opposti di fare politica. Da un lato balza agli occhi l’accaparramento dei posti di potere nelle istituzioni, che ha portato il PD a fare coalizione di scopo con altre forze politiche, i cui valori fondanti sono divergenti e che, pur di conservare il potere politico può anche barattare su temi attuali e importanti come la lotta all’omofobia. Dall’altro lato si è realizzato il porre la politica al servizio della collettività. Alla denuncua pubblica della discriminazione, l’Altra Europa con Tsipras non ha fatto seguire alcuna strumentalizzazione politica della vicenda.

Io stessa ho evitato di farvi riferimento durante la campagna elettorale della scorsa primavera, che mi ha portato in consiglio comunale, ovviamente all’opposizione. L’obettivo primario è sempre stato ottenere giustizia cosi come ora obiettivo primario è continuare a lottare perché siano aboliti i finanziamenti pubblici alle scuole paritarie e private e perché quei fondi, evidentemente mal utilizzati, siano destinati alle scuole pubbliche.

La sinistra radicale, quella che vuole andare alla radice delle questioni, quella in cui mi identifico, ha oggi un compito difficile, i cui risultati si vedranno forse nel tempo lungo, ma che non può esimersi dal portare a termine: riportare la politica al servizio della collettività, lasciando che siano altri a sbranarsi per mantenere i posti occupati nelle istituzioni e conquistati troppo spesso grazie a compromessi di ogni sorta, compreso l’entrare in coalizione con forze politiche che nulla hanno a che fare con i valori tradizionali della sinistra.

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