LE RAGIONI DIDATTICHE PER SOSPENDERE IL PIANO PER IL TRILINGUISMO IN TRENTINO

downloadIl  25 giugno l’Altra Trento a sinistra, contestualizzazione locale dell’Altra Europa con Tsipras,  ha inviato alla stampa un comunicato, risultato di un rapido giro di consultazione tra gruppi di docenti con cui sono in contatto non solo per motivi di lavoro, ma anche perché proprio in questi giorni abbiamo completato la raccolta delle firme per il referendum contro la Buona scuola di Renzi.

Affermo ciò non per ridurre le mie responsabilità su quanto inviato ai giornali, che rivendico, ma per sgomberare il campo da equivoci che potrebbero sorgere vista la personalizzazione che è stata fatta dalla stampa locale, rimbalzata poi su scala nazionale.

Sempre per sgombrare il campo da equivoci, ribadisco che sono, come esponente dell’Altra Europa con Tsipras, convinta europeista, convinta che questa Europa vada cambiata radicalmente ma che debba continuare a esistere, ricostruita però come Europa dei popoli, aventi tutti pari dignità.

Il riferimento a Brexit nel comunicato è stato pretestuoso per cercare di portare all’attenzione delle persone un problema che, nelle scuole trentine, è molto sentito ed è quello dell’insegnamento secondo la metodologia Clil in riferimento al Piano per il Trilinguismo.

Anche se il problema della lingua inglese, non più lingua europea, se lo pongono in diversi, compreso l’Accedemia della Crusca, che vede in ciò una buona occasione per una giusta rivalutazione delle altre lingue europee.

Dopo petizioni online, firme raccolte e consegnate, costituzione di comitati misti di genitori e insegnanti, comunicati inviati agli organi di stampa senza alcun esito, bisogna forzare per poter suscitare quantomeno un dibattito su una questione a mio avviso importante e  che, tra le tante e forse più gravi questioni legate a Brexit, si porrà se l’inglese dovesse diventare lingua non comunitaria.

Del resto non sono stati pochi gli articoli pubblicati da testate internazionali e poi anche nazionali, che hanno fatto riferimento proprio al problema dell’uso della lingua inglese una volta che questa diventasse  non comunitaria.

Certo, la gestione del comunicato da parte di alcuni giornali locali ha a che fare con la manomissione strumentale delle parole e pone ancora una volta l’accento sullo stato attuale dell’informazione non solo in Trentino.

20160703_115239Cito, come esempio, quanto riportato dal giornale Trentino, che fa parte del gruppo espresso e che ha usato un titolo, che mi ricorda i titoli del Vernacoliere di Livorno, immediatamente contraddetto poi dalla lettura del comunicato riportato integralmente. Ma non si sono limitati a questo: chi ha scritto, e la firma non c’è, ha aggiunto anche “Per la Romano, con l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione europea, passeranno soltanto pochi anni da quando più nessuno parlerà l’internazionale lingua inglese” mai detta una cosa simile, tant’è che non c’è virgolettato,  mai sentito un giornalista per aver potuto dire ciò a voce. E qui se non è manomissione strumentale delle parole ditemi cos’è.

Nel comunicato, in estrema sintesi, si pone il problema non dell’insegnamento dell’inglese come lingua straniera, ma dell’insegnamento delle altre discipline in lingua diversa dalla nostra lingua madre, secondo una metodologia che io non metto in discussione in modo pregiudiziale, ma che, per come è gestita e applicata, non sta funzionando.

Nello stesso comunicato non chiediamo di eliminare nulla, ma di sospendere il piano per il trilinguismo, magari utilizzando la motivazione dell’inglese lingua non comunitaria, perché siamo consapevoli che sia l’insegnamento con metodologia clil che il piano per il trilinguismo sono previsti dalla legge provinciale, detta legge Salvaterra, n.5 del 7 agosto 2006 (art. 56 bis e 93 bis), che è la nostra legge per la scuola.

L’attuale governatore non ha fatto altro, dunque, che applicare una legge, ma, data la portata dell’innovazione, occorreva una maggiore cautela nel calare dall’alto azioni che stanno creando danni, occorreva una migliore e maggiore formazione di docenti compreso docenti di madrelingua inglese o tedesca, che poco o nulla sanno dei nostri Piani di Studio Provinciali, dell’impostazione metodologica e del quadro di riferimento teorico che ne costituiscono le fondamenta.

La legge prevede che l’insegnamento in modalità CLIL sia introdotto in modo graduale a partire dall’anno scolastico 2015-2016, ma numerose e diffuse sono le sperimentazioni in atto da qualche anno.

Non entro nel merito della questione relativa all’ assunzione di docenti per questo tipo di insegnamento e alla conseguente perdita di cattedre da parte di chi insegna la propria disciplina, per cui ha seguito a proprie spese corsi di formazione specifici, conseguendo magari anche titoli.

Voglio, infatti, evitare di essere “accusata” di tutelare interessi di categoria. Non è questo che qui e ora voglio approfondire, anche se il problema c’è ed è anch’esso da prendere in considerazione.

Io voglio parlare di compromissione dei saperi disciplinari, dato anche il monte ore di insegnamento delle discipline previsto in lingua diversa dalla nostra.

A me preme porre in evidenza le incoerenze che emergono da prassi, che derivano dall’applicazione, poco condivisa e irrispettosa delle altre discipline, di una legge di cui l’articolo 56 bis ha per titolo “Sviluppo di un sistema educativo trilingue”.

L’accento, dunque, è sullo sviluppo del trilinguismo in un’Europa che invita allo sviluppo del multilinguismo, nella stessa Europa che definisce le 8 competenze chiave per i cittadini europei, tra cui voglio solo ricordare la prima: comunicazione nella madrelingua, che è la capacità di esprimere e interpretare concetti, pensieri, sentimenti, fatti e opinioni in forma sia orale sia scritta (comprensione orale, espressione orale, comprensione scritta ed espressione scritta) e di interagire adeguatamente e in modo creativo sul piano linguistico in un’intera gamma di contesti culturali e sociali;

Io traduco questo affermando, senza timore di essere smentita, che la comunicazione nella lingua madre si costruisce anche attraverso la costruzione di saperi integrati e di discussioni, argomentazioni, spiegazioni in tutti gli ambiti disciplinari.

Ed ecco la grande contraddizione: tra il 2009 e il 2012 si è portato avanti in provincia di Trento un grosso lavoro di formazione, ricerca e sperimentazione didattica sui Piani di Studio Provinciali, che pongono come finalità di ogni azione didattica lo sviluppo di competenze. Oltre a ciò sono stati emanati i documenti relativi alle certificazioni di competenze al termine del primo ciclo di istruzione e al termine del secondo biennio delle scuole secondarie di secondo grado, in cui si mettono in relazione le competenze disciplinari con le 8 competenze chiave europee.

In pratica si chiede che le singole discipline, ognuna con la propria epistemologia,  siano considerate strumenti potenti per costruire cittadinanza, anche attraverso l’integrazione dei saperi.

In Provincia si è assunto di definire le competenze come la capacità di utilizzare conoscenze e abilità apprese a scuola e fuori dalla scuola, integrando quindi i saperi, per affrontare situazioni problematiche articolate e complesse in autonomia.

Per poter realizzare tutto ciò, a parer mio, occorre che si sviluppino nei nostri alunni e nelle nostre alunne capacità di utilizzare terminologia specifica in lingua madre e capacità di argomentare e giustificare in lingua madre le scelte strategiche adottate in tutte le discipline che non siano le lingue straniere.

Allo stato attuale non ci sono rilevazioni su apprendimenti delle discipline insegnate in lingua straniera, ma rilevazioni che dimostrano che in inglese e tedesco chi apprende con modalita clil è piu bravo. E ci mancherebbe!

Ciò che emerge, invece, da un’analisi informale, dalle osservazioni formali e non formali dei docenti e delle docenti nelle classi in cui si utilizza, per esempio, la metodologia clil per l’insegnamento delle scienze, è che si giunge alla costruzione di saperi nozionistici,  magari anche corretti, ma di cui non si è capaci di discutere in lingua madre e che, comunque si fermano a livello di nozioni, non potendo, per ragioni linguistiche, cioè per mancanza di conoscenza dei termini specifici delle discipline,  utilizzare questi saperi in modo integrato e in contesti diversi dall’aula di scienze.

È evidente la mancanza di conoscenza, in chi ha declinato il piano per il trilinguismo, della distinzione tra le abilità comunicative interpersonali di base, poco esigenti dal punto di vista cognitivo e che sono utili per un apprendimento finalizzato alla verifica, prevalentemente scritta e prevedibile, e le abilità indipendenti dal contesto e molto impegnative cognitivamente (come classificare, generalizzare, fare inferenze, formulare giudizi o previsioni..), che sono trasversali a tutte le discipline.

Così come ė evidente la mancanza di considerazione degli alunni e delle alunne con bisogni educativi speciali, anche solo con difficoltà di lettoscrittura, che non riescono a sostenere un apprendimento con metodologia CLIL, così come viene attuato oggi nelle scuole trentine.

Alla faccia dell’inclusione, la distanza tra persone nelle classi si sta allargando considerevolmente.

Intanto si sono create aspettative nelle famiglie, attraverso quella che ė una vera e propria propaganda che passa anche attraverso la sostituzione puntuale di termini della nostra lingua madre, nel linguaggio comune o nell’uso continuo di termini in inglese quando si parla di economia. 

Una propaganda che si basa su un dogma “se conosci l’Inglese vai ovunque nel mondo”. Ma se conosci l’inglese e sei senza conoscenze e saperi che ti consentono di costruire opinioni personali che non siano dettate da suggestioni suscitate da chi utilizza abilmente slogan efficaci, parlando alla pancia, cosa vai a fare in giro per il mondo?

Una prova tangibile sono le difficoltà linguistiche che incontrano in questi giorni, all’esame di stato, studenti e studentesse del liceo linguistico di Trento, che studiano discipline in lingua tedesca o inglese e a cui viene fatta sostenere la prova orale di alcune di quelle discipline in lingua italiana. Non conoscono i termini tecnici specifici, che al quinto anno di un liceo bisogna padroneggiare, nella loro lingua madre.

Gli esperti in glottodidattica ci dicono che l’etichetta verbale “lingua per lo studio” sottolinea la necessità di distinguere tra l’elaborazione linguistica necessaria nella comunicazione faccia a faccia (“lingua per comunicare”) e quella richiesta nelle situazioni scolastiche.

La comunicazione faccia a faccia si avvale di elementi paralinguistici (tono, ritmo, uso delle pause, ripetizioni ecc.), extralinguistici (sguardo, espressioni del volto, gestualità, ecc.) e dell’uso del contesto.

Nelle situazioni scolastiche, invece, prevale un tipo di comunicazione che è anche decontestualizzata perché finalizzata alla costruzione delle conoscenze e delle abilità disciplinari (scrivere un tema, ascoltare una lezione di scienze, eseguire delle consegne per svolgere un compito, leggere un testo ecc.)).

Se per acquisire la lingua per comunicare sono sufficienti due, tre anni di esposizione alla lingua seconda, per apprendere la lingua astratta propria delle discipline e della scuola, sono necessari più anni di esposizione per ottenere risultati pari a quelli degli allievi madrelingua (Favaro: 1999: 123).

Come la mettiamo con lo studio delle discipline in lingua diversa dalla lingua madre se si attua un insegnamento totale in lingua straniera?

Noi in Ialia abbiamo una fortissima carenza di pensiero scientifico e dobbiamo sviluppare competenze didattiche adeguate a investire in un insegnamento e apprendimento delle discipline scientifiche che sia diverso dal considerarle materie descrittive, come accade attualmente nelle nostre scuole.

Ragioniamo sulle percentuali di studenti e studentesse che escono con esito positivo dalle scuole secondarie di secondo grado (oltre il 95% dele persone ammesse) dopo l’esame di stato e le percentuali di studenti e studentesse che superano con successo i test di ammissione ad alcune facoltà scientifiche (meno del 50% delle persone che si presentano ai test).

Poniamoci domande e non diamo risposte affrettate, ma cerchiamo le risposte e facciamolo presto. La gatta pressarola fa i mici ciechi ma quella lenta finisce sotto l’auto.

La nostra scuola ha ancora ruggine della riforma Gentile che predilige un approccio umanistico descrittivo.  Ma la nostra società chiede che si prendano decisioni politiche molto importanti, che hanno a che fare con temi cruciali, come la bioetica, l’emergenza climatica, la crisi energetica, i trattati internazionali come il TTIP, che va contrastato anche con argomenti scientifici, per evitare che si realizzi il sogno egemonico delle multinazionali dell’agroalimentare.  Queste decisioni possono essere prese se si hanno chiari concetti scientifici di base, che non sono neanche minimamente conosciuti dalla maggior parte degli uomini e delle donne che occupano posizioni di potere decisionale nelle istituzioni. 

Non solo, la terza competenza definita nell’elenco delle otto competenze per i cittadini e le cittadine d’Europa è “competenza matematica e le competenze di base in campo scientifico e tecnologico”.

Non è attraverso l’attuale insegnamento con metologia CLIL che si risponde efficacemente a questa necessità formativa.

Ciò che sta avvenendo in provincia di Trento sulla scuola ė, del resto, coerente con la legge impropriamente chiamata della buona scuola di Renzi, che si ispira a logiche di mercato volte a differenziare le scuole e a mantenere le disuguaglianze, limitando peraltro, con un modello aziendalista, la libertà di insegnamento. La stessa legge Renziana, che mai fa riferimenti alla nostra Costituzione e ai valori fondanti della nostra democrazia, è infarcita di inglesismi e sigle a volte neppure spiegati.

Noi dell’Altra Europa con Tsipras in Trentino ci siamo, vigileremo  e difenderemo la scuola pubblica, democratica, laica, equa, ispirata ai valori della Costituzione, contrastandone la trasformazione da agenzia educativa ad agenzia valutativa.

A questo link una mia intervista rilasciata a Radio Radicale

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2 commenti

  1. E soprattutto in Trentino il clil non deve essere retaggio di una politica pantirolese che obbliga fin dall’asilo l’apprendimento della lingua tedesca con evidenti finalita’di partito, premiando di fatto poi chi aderisce a tale progetto .

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  2. […] è scaturita dalla presa di posizione dell’Altra Trento a sinistra sul Piano per il Trilinguismo ed è ora disponibile in formato mp3, scaricabile dal sito di Radio […]

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