MENTRE A TRENTO SI MILITARIZZANO LE PIAZZE A PRATO…..

20160708_211201Mi trovavo a Prato ieri sera per la presentazione di un bellissimo libro, l’ultimo lavoro di Marco Revelli.

Non ti riconosco, questo è il titolo e già dal titolo si intuisce il contenuto del libro, un libro amaro, ma un libro d’amore, l’amore che Marco nutre da sempre per il nostro paese.

Un libro “letterario” e politico insieme.

Prato è una città Toscana particolare, con una vastissima comunità cinese che opera nel settore del tessile, con la crisi del lavoro nelle industrie che ha colpito anche questa città, con un tessuto urbano eterogeneo, che propone tutte le contraddizioni  i mali e le risorse proprie dell’eterogeneità in una fase politica,  economica, culturale, sociale preoccupante e critica.

FB_IMG_1468046917463La presentazione del libro è avvenuta nel giardino sant’Orsola, un parco nel quartiere santa Trinità all’interno del quale, appena entrata, ho percepito un’atmosfera positiva, contaminante,  accogliente.

FB_IMG_1468046959156Ha attirato subito la mia attenziine una serie di postazioni ristoro con tavolini e panche ricavati da ante di porte dismesse, sedili ottenuti da pezzi di tronchi di albero.

Il parco, quando sono arrivata, con largo anticipo rispetto all’inizio della presentazione, era pieno di famiglie con bambini, di gruppi di giovani, di coppie di innamorati, di gruppi etnici diversi.

Subito ho notato “pezzi di parco” diversamente coltivati, aiuole con una varietà di specie botaniche, ma anche un piccolo orto biodinamico.

C’erano vasi di geranei e surfinie coloratissime appesi ai rami bassi degli alberi.

Musica jazz era il sottofondo alle grida dei bambini e delle bambine che si rincorrevano.

Molte persone erano sdraiati sui prati: udite, udite! Qui ci si può sdraiarsi per terra e quasi tutte le persone sdraiate o sedute sui prati avevano un plaid a scacchi rossi e blu.

C’era un chioschetto dove si vendevano bevande anche alcooliche.

Degrado!

Urlerebbe qualche consigliere comunale di Trento.

Ho chiesto se fosse possibile mangiare qualcosa e mi hanno dato una mappa del quartiere con indicati 12 punti vendita della “pic nic box”.

Sono andata a prelevare la pic nic box (6 euro) presso “lo Schiaccino”, dove ho acquistato la tipica schiacciata pratese imbottita con verdure diverse e molteplici.

Con la pic nic box sono tornata al parco e ho cenato chiacchierando con un ragazzo che mi ha spiegato che il parco è autogestito dalla gente del quartiere.

Esercenti organizzati in una specie di comitato, che non è il comitato di ronde che tutelerebbero l’ordine e la disciplina, gestiscono l’estate al parco proponendo eventi, offrendo panche e tavolini per consumare un pasto portato da casa o da acquistare nei negozi di quartiere, compreso ristoranti cinesi e indiani.

Semplicemente lasciando un documento di identità, si può ricevere un plaid con cuscino e lanterna e l’invito a sdraiarsi sui prati.

All’imbrunire sono state accese tutte le lanterne e le tante lampadine a led disposte a illuminare il parco  ma senza esagerare.

Lo spettacolo bello riportava alla memoria il ricordo di vecchi, a volte orrendi, film in bianco e nero che raccontavano le gite fuori porta nell’Italia del boom economico, delle vespe Piaggo e delle cinquecento Fiat.  Solo che qui c’era la multietnicità  a rendere speciale il contesto.

Mi hanno detto che in cambio di una modica cifra annuale, intorno a 50 euro, ogni persona può prendere in gestione un “pezzo di parco”, adottarlo per coltivare ciò che crede.

FB_IMG_1468046876573Alle 21:30, iniziata la presentazione del libro, la musica si è spenta, i bambini e le bambine erano via, le panche disposte a semicerchio si sono riempite di persone interessate. Tutto intorno altre persone sedute ai tavolini che chiacchieravano oppure ascoltavano la presentazione, mentre al chioschetto si distribuivano bibite, anche alcooliche!

Ecco cosa si intende quando si parla di gestione partecipata dei beni comuni, almeno quando ne parlo io, quando ne parliamo noi dell’Altra Trento a sinistra.

Ecco perché mi oppongo alla militarizzazione delle piazze, richiesta a Trento per contrastare il “degrado”.

Il giardino sant’Orsola era un luogo degradato, rifugio anche di persone che andavano li per drogarsi.

I cittadini e le cittadine del quartiere lo hanno trasformato in un luogo di aggregazione sociale, non militarizzato,  allegro, vivace, fresco, colorato e bello.

Si può fare. Lo si è fatto in un contesto cittadino molto più difficile rispetto alla città di Trento.

Possiamo farlo anche a Trento.

È una svolta culturale da favorire.

È un messaggio da portare a chi, nei quartieri, propone in modo ossessivo la presenza costante delle forze dell’ordine.

È una scelta di vita per contrastare la morte del nostro centro storico, in cui rumori, suoni, voci sono spenti in nome del “decoro”.

Pensiamoci.

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Un commento

  1. […] agli stessi con riduzione dell’accesso a beni essenziali per una fascia crescente di popolazione, gestione partecipata di aree urbane con progetti anche temporanei, bilamcio partecipato, sostegno ai consultori pubblici […]

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