L’ALTRA TRENTO A SINISTRA NELLA RETE DELLE CITTÀ IN COMUNE

20160709_111613Una giornata intensa e ricca quella di sabato a Roma.

Una giornata in cui, dal confronto tra persone che sono state elette in diversi comuni, è stata lanciata la proposta di costruire una rete, la rete delle città in comune, per condividere campagne e proposte da portare dentro tutti i consigli comunali, per costruire un luogo in cui documentare ciò che si propone, in cui archiviare materiali da mettere a disposizione della nostra comunità, un luogo attraverso cui far conoscere e far crescere la nostra rete.

Un luogo virtuale di comunicazione e informazione anche per uscire dall’oscuramento mediatico, che ci rende invisibili, per narrare ciò che facciamo, per “urlare” le nostre iniziative, trovando l’urlo giusto, che non sia quello di Beppe Grillo  ma neanche quello di Munch

Attraverso il nostro comune agire si potrà concretizzare in modo coerente e non ambiguo ciò che poniamo alla base della nostra identità politica, definita dai nostri programmi elettorali, diversi nei diversi contesti, ma accomunati tutti dalla volontà di proporre un’alternativa all’attuale centrosinistra, compromesso da un progressivo avvicinamento al centrodestra, da un abbandono delle lotte per i diritti delle persone, dall’interpretare, a ogni livello istituzionale, le politiche neoliberiste imposte da tecnocrati europei, che rispondono ai diktat di Obama e Merkel.

La nostra alternativa è un’alternativa anche alle destre fascioleghiste, che avanzano in tutto il nord Italia, che fanno proselitismo nelle realtà periferiche e culralmente, socialmente povere di molte zone d’Italia e che alimentano paure, promuovendo una costante percezione di pericolo e di instabilità.

Quelle destre responsabili di devianza sociale che sfocia nel delirio razzista, coltivato sugli spalti degli stadi di calcio, che porta morte e dolore anche nel nostro paese.

Ecco, dunque, la necessità della nascita di una rete attiva da subito, una rete che definisca, attraverso il fare, una sempre più netta e nitida caratterizzazione della nostra  identità, l’indennità di un non partito, che non si riconosce nel non partitismo dell’antipolitica, ma che vuole recuperare il ruolo della politica, riconoscendo la necessità di superare la forma partito tradizionale per lavorare a un progetto, che una volta chiamavamo “casa comune della sinistra”, che a me piace chiamare agorà della sinistra.

Un luogo aperto, in cui più che sottoscrivere tessere di adesione, si costruiscano legami e azioni tra diverse realtà, in cui realizzare una trasformazione lessicale della parola tessere,  che da sostantivo diventa verbo: tessere relazioni, per costruire alternative.

Urgente è la necessità di riqualificare il ruolo delle municipalità, intese come comuni da amministrare in un periodo in cui la spinta delle destre e del m5s ė verso una gestione delle città interpretata come gestione di un mega condominio urbano, ragione per cui a questo punto o imponiamo un pensiero politico che condizioni l’amministrazione delle città o affidiamo la gestione delle stesse a bravi contabili con notevole risparmio di denaro pubblico.

La politica è fondamentale per costruire le comunità in cui lavoriamo, sempre più complesse ed eterogenee, sempre più mutevoli in tempi estremamente rapidi.  

La politica è necessaria per trovare i modi, i luoghi, le parole per coniugare le periferie e i centri delle città.

Insieme possiamo, con più efficacia, proporre temi che ci appartengono per la nostra storia politica, per il nostro avere come riferimento politico la sinistra europea, portatrice di istanze che cercano di contrastare le politiche di austerità, distruttrici dell’ ideale di Europa dei popoli.

Insieme possiamo interpretare la nostra radicalità, che vuol dire andare alla radice dei problemi, alla radice delle questioni, per evitare la superficialità populista purtroppo attuale e trasversale. E dobbiamo farlo con coerenza, con la coerenza di chi ha preso le distanze dal renzismo e dall’attuale pd e non cade nella tentazione di coalizioni di scopo, spacciate per nobili tentativi di riportare a sinistra ciò che la sinistra l’ha da tempo abbandonata.

Alla coerenza va affiancata l’umiltà, che non vuol dire abbandonare l’utopia, quella forza motrice che ci spinge ancora oggi, con il caldo afoso romano, ad essere il 9 luglio a Roma, nonostante i molteplici tentativi di far fallire un progetto nato con le elezioni europee del 2014 e che ha incontrato come ostacoli difficili da superare, ma non insormontabili, i personalismi di chi è avvezzo da anni, anche a sinistra, a interpretare i mandati istituzionali come occasione ghiotta per gli opportunismi del proprio partito/orticello.

Nonostante ciò,  noi siamo ancora qui, io con la stessa stessa determinazione di sempre ma con maggiore disincanto, avendo, nelle mie orecchie, un detto che ripeteva spesso mia nonna “dagli amici mi guardi Dio, che dai nemici mi guardo io”.

Insieme dobbiamo definire la tipologia della nostra opposizione: dobbiamo giocare allo sfascio, avendo come obiettivo la caduta delle giunte di governo, siano esse a guida centrosinistra o centrodestra (che tanto è uguale), m5s o dobbiamo cercare, con i nostri interventi, di imporre una visione politica a 360 gradi delle città, cercando di essere, nelle istituzioni, la voce di chi voce non ha o non ha più?

L’emergenza ecologica, la crisi energetica ci costringono a porre l’accento su temi come la conversione energetica, il risparmio di risorse, la tutela del paesaggio, del suolo, della salute delle persone e dobbiamo affrontare questi temi basandoci su dati oggettivi e scientificamente validi, andando oltre quello che finora è stato un ecologismo sorretto da argomenti che hanno più a che fare con la pseudoscienza che con le scienze.

Insieme possiamo proporre nelle nostre città, mozioni e ordini del giorno orientati a favorire piccoli passi verso le città di transizione, possiamo proporre che i nostri comuni entrino nella No Ttip Zone, trovare le modalità per provvedere al recupero delle acque piovane, giusto per fare un esempio, e al recupero degli edifici pubblici e privati particolarmente energivori.

Un altro tema che deve essere nostro, anche se spero non solo nostro, è quello della lotta alle povertà  in un momento in cui in molti consigli comunali italiani si approvano delibere contro l’accattonaggio, che fanno vergognare chi ha memoria storica dei valori su cui è stata costruita la nostra democrazia. E perché, allora, non portare nei nostri comuni il progetto “Dichiariamo illegale la povertà”?

Potrei proporre una lunga serie di altri argomenti su cui basare la nostra politica condivisa, ma ne cito solo alcuni: esternalizzazione dei servizi e tagli agli stessi con riduzione dell’accesso a beni essenziali per una fascia crescente di popolazione, gestione partecipata di aree urbane con progetti anche temporanei, bilamcio partecipato, sostegno ai consultori pubblici e potenziamento di ogni realtà laica che possa essere utile nella prevenzione delle violenze degli uomini contro le donne, anche alla luce degli ultimi gravi episodi di femminicidio che hanno riempito le pagine di cronaca recentemente.

Non meno importante ė la verifica dello stato attuale dei bilanci di genere nei comuni, affinché non siano né trasformati in bilanci della famiglia, come accaduto a Trento, né utilizzati come puri e semplici atti burocratici, privi di ricaduta reale sulle pari opportunità.

Ultimo, ma non di minore importanza, deve essere il tema dell’antifascismo,  che deve per noi assumere caratteristica di abito mentale e politico, su cui non si possono accettare deroghe o negoziazioni in nome di una libertà di espressione che ai neofascisti non va concessa perché ciò è previsto dalla nostra Costituzione, la cui difesa per noi, oggi più che mai, diventa priorità quotidiana e si manifesta nelle piccole azioni politiche di ogni giorno.

Queste sono le mie aspettative,  dopo la giornata di sabato a Roma. Forse questi sono i miei attuali bisogni  che nascono dalla solitudine in cui ogni giorno lavoro nel ruolo di consigliera comunale e di capogruppo, dovendomi difendere dalla manomissione delle parole spesso compiuta dagli organi di stampa locale e dagli attacchi di chi, al nostro interno, non ha mai visto di buon occhio il progetto dell’Altra Europa con Tsipras, rivendicando la regia di una unità della sinistra, irrealizzabile se non si sgombera il campo da ambiguità imbarazzanti e se non si recupera, anche nella sinistra, il senso del fare politica per la collettività e non per il proprio orticello.

Non sono tempi facili per noi, ma dalle città possiamo far partire un movimento di condizionamento delle politiche locali e nazionali, in grado di compensare l’assenza, nel nostro paese, di un movimento di massa che lotti contro le politiche di austerità come quello spagnolo, che ha dato vita a Podemos o come quello francese che  cerca di resistere ed evitare la distruzione dei diritti dei lavoratori e delle lavoratrici, primo passo verso la distruzione della dignità delle persone.

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Un commento

  1. […] nei dovuti limiti, scontando le esitazioni di ogni debutto, l’assemblea delle Città in comune di qualche giorno fa a Roma, ha rappresentato un primo tentativo di promuovere anche in Italia quel […]

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