SULLA DOPPIA PREFERENZA DI GENERE INACCETTABILE POSIZIONE DEL M5S

20160914_134250Il 26 dicembre 2012 in Italia è entrata in vigore la legge 215 dal titolo eloquente: “Disposizioni per promuovere il riequilibrio delle rappresentanze di genere nei consigli e nelle giunte degli enti locali e nei consigli regionali. Disposizioni in materia di pari opportunita’ nella composizione delle commissioni di concorso nelle pubbliche amministrazioni” pubblicata sulla gazzetta ufficiale n.288 del 11-12-2012. 

Siamo a settembre 2016 e ancora in Provincia di Trento l’ostruzionismo delle minoranze troglodite e maschiliste impedisce di adeguarci a chi, evidentemente, ha capito che la rappresentanza femminile deve essere garantita affinché la nostra società possa procedere verso una più completa democrazia.

Non è che da esponenti della destra trentina mi aspettassi di meglio!

imageCiò che, invece, mi ha stupito e mi ha indignato è la posizione del M5S, illustrata dal consigliere Degasperi alla nuova testata giornalistica locale, il Dolomiti. 

La motivazione addotta è la solita ipocrita contrarietà verso la creazione di eventuali “riserve indiane”.

La proposta è di affidare a referendum popolare la decisione.

Non occorre che mi dilunghi sulla questione “quote rosa” perché trovo indegno che ancora si debba discutere in questi termini, quando dati anche recenti dimostrano come la pari dignità dei generi, le pari opportunità in termini di lavoro e di rappresentanza politica sono ancora traguardi lontani per la nostra società.

Basti pensare, del resto, ai numeri di donne elette in provincia e in Comune, dove, addirittura, abbiamo subito un abbandono femminile con le dimissioni di Marianna Dematté e dove rischiamo, con la scusa del rimpasto, di perdere un’ulteriore presenza femminile a causa della ventilata possibilità di sostituire l’assessora Chiara Maule ovviamente con un uomo.

Troppe sono state le parole spese sul tema della rappresentanza di genere. Parole che, però, non hanno condotto a nulla. Adesso abbiamo bisogno di fatti, di fatti concreti che dimostrino che il Trentino non è ultimo!

In Trentino noi donne siano il 51% della popolazione, la Provincia ha visto solo 14 consigliere provinciali elette. Oggi la presenza femminile in Consiglio provinciale arriva al 17%.

In consiglio comunale a Trento siamo 6 consigliere, la Presidente del consiglio, 3 assessore, di cui 2 nominate dal sindaco, su un  totale di 40 persone. Il 25%.

Una situazione che, come ha più volte sottolineato Simonetta Fedrizzi, presidente della Commissione Provinciale Pari Opportunità, è in contrasto con gli articoli 51 della Costituzione e 47 dello Statuto regionale di autonomia e “causa un grave deficit democratico e di competenze, a danno dell’intera collettività”

Si è costituito un comitato trasversale, il Comitato Non Ultimi, che ha suscitato alcune critiche, da parte di donne giustamente attente all’uso della parole, sia per il nome scelto che per il linguaggio non attento al genere, ma che, comunque, ha raccolto firme a sostegno di una legge, contribuendo con le interazioni ai banchetti, con il clamore mediatico a sensibilizzare e informare le persone.

La legge però tarda ad essere approvata, rischia di essere annacquata, incontra un ostruzionismo che offende e indigna.

1700 sono gli emendamenti presentati dal M5S, 4000 quelli presentati da Borga  e suoi seguaci. .

Una vergogna!

Così come una vergogna è la proposta avanzata dal M5S di sottoporre a referendum popolare la questione della doppia preferenza.

Il referendum è uno strumento, non l’unico (anche la raccolta delle firme a sostegno della legge lo è), ma forse uno dei principali, di partecipazione e decisione popolare, di espressione di quella democrazia diretta che abbiamo bisogno di introdurre, attraverso ulteriori modifiche allo Statuto Comunale, a sostegno, a supporto, a rivitalizzazione dell’ormai decrepita democrazia rappresentativa.

Ma promuovere forme di democrazia diretta non vuol dire delegare alla piazza ogni decisione da prendere.

Questo, si narra, fece un certo Ponzio Pilato, non volendo assumersi la responsabilità di scegliere da che parte stare.

Questo è ciò che propone il M5S non volendo assumersi la responsabilità di scegliere da che parte stare.

Evidentemente forte è il timore di perdere consensi tra chi, nel movimento, ha sensibilità politiche più vicine alla destra. E non sono poche le persone che vivono l’appartenenza al movimento fondato dal comico Grillo strizzando l’occhio alla destra e alla lega!

Ma chi sceglie di fare politica, con qualunque schieramento decida di proporsi, ci deve mettere la faccia, deve sapere che, se viene eletta/o, assume un ruolo di grande responsabilità e deve avere il coraggio di decidere e rendere pubblico da che parte sta, anche se ciò può costare perdita di consenso. Altrimenti non si propone.

Il M5S paga il forte prezzo dell’aver costruito un non partito privo di una linea politica, di aver puntato sul gentismo populista e urlante per accrescere il proprio consenso, ma senza linea politica definita non si va da nessuna parte e si finisce con l’assumere posizioni pilatesche.

Troppo facile, troppo comodo!

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Un commento

  1. soprattutto troppo inutile…
    Visto che secondo il M5S bisogna fare un referendum per ogni pippa, e soprattutto che non hanno la minima idea su una questione così dibattuta da anni, propongo che si tolgano di mezzo e lascino le loro indennità per pagare i referendum che invocano così a sproposito!

    Mi piace

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