ESPERIENZE A CONFRONTO, EVENTO DISERTATO DA CHI DECIDE SULLA CITTÀ

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Lunedì 26 settembre eravamo davvero poche persone nella sala Falconetto di Palazzo Geremia ad ascoltare Mattia Palazzi, il sindaco di Mantova, capitale nazionale della cultura per il 2016, e Roberto Rampi, parlamentare Pd, primo firmatario di una proposta di legge sulla musica dal vivo.

L’incontro era stato organizzato dall’Arci del Trentino ed era stata scelta la giornata del lunedì 26 proprio perché non erano previste riunioni di commissioni comunali.

Eppure a rappresentare il Comune, a confrontarci con portatori di altre esperienze, eravamo solo tre o quattro. A incontro avviato è arrivata l’assessora alle politiche sociali Franzoia, accompagnata dall’assessore alla cultura Robol, mentre al tavolo dei relatori sedeva l’assessore al turismo, al commercio e ai tributi Stanchina.

Incomprensibile l’assenza del presidente della commissione cultura Maestranzi.

Interessante è stato l’intervento del sindaco di Mantova soprattutto quando ha insistito sull’importanza di compiere passi sicuri verso la promozione di iniziative culturali, lasciando un po’ perdere le fisiologiche lamentele di chi si reputa disturbato dall’iniziativa, sapendo, tuttavia, ben conciliare la necessità di giusto riposo notturno, soprattutto di chi lavora, e la necessità di fruire delle molteplici espressioni culturali, non solo musicali, avvertita dalle persone giovani e meno giovani.

Particolarmente importante è stato questo intervento perché è giunto pochi giorni dopo un grave episodio di intolleranza verso un gruppo di studenti e di studentesse della nostra università, che si erano riuniti in una saletta presso il passaggio Osele per un aperitivo di avvio dell’anno accademico.

Il gruppo di giovani studenti e studentesse intorno alle 21:30 è stato colpito da lanci di acqua e pane bagnato, che “piovevano” dagli appartamenti di residenti evidentemente poco tolleranti.   

Abito a Trento da oltre venti anni e osservo il cambiamento di una città che, pur non essendo mai stata particolarmente viva, si sta impoverendo in termini culturali, soprattutto per ciò che offre alle giovani generazioni.

Non occorre neanche ripetere ancora una volta quanto discutibili siano stati tutti i provvedimenti presi contro il Café de la Paix, in nome solo del riposo notturno, dimenticando cosa era il passaggio Osele prima dell’apertura del locale.

Cosa rimane in città per i giovani?

A sentire gli interventi dei rappresentanti di universitari e universitarie non riusciamo a intercettare i loro bisogni anche di svago, confondendoli, in troppi e troppo spesso, con ciò che impropriamente chiamiamo “movida”, confondendoli con la ricerca di sballo fine a se stesso, magari attraverso un eccessivo e preoccupante consumo di sostanze alcoliche.

Ma non tutte le persone giovani sono solo sballo fine a se stesso, consumo di sostanze alcoliche e stupefacenti. Il mondo giovanile è fortunatamente eterogeneo e variegato, quel mondo a cui non sappiamo dare risposta in termini di offerta variegata.

Abbiamo un problema culturale, che vede, come accade ormai in tutta Italia, le famiglie affollare i non luoghi dei centri commerciali la domenica. Abbiamo un problema economico, legato ai costi elevati, in tempi di crisi del lavoro e dell’economia, di cinema, teatro e tutto ciò che avviene in luoghi chiusi e a pagamento, anche se il cinema, a causa della concorrenza della rete e delle TV,  sta differenziando i costi delle offerte in base a giorni, a rassegne o a fasce orarie.

Accessibile gratuitamente o quasi gratuitamente resta la musica, soprattutto la musica in strada. Quest’ultima rende gradevole il passeggio in città e in alcuni casi è l’unica possibilità per consentire la fruizione di una forma di cultura che ci appartiene per la nostra storia, oltre a essere occasione per la scoperta di talenti sconosciuti.

Il problema della proposta e della fruizione di musica dal vivo, dell’offerta di svago, non sarà risolto solo con idee magnifiche come la creazione di un campo volo a Trento, per un paio di grandi eventi all’anno, magari decisi dalle istituzioni e calati dall’alto alla popolazione.

Bisogna compiere il passaggio culturale e politico di affidare le piazze della città alle associazioni, ai collettivi, alle realtà portatrici di alte potenzialità creative. E questo argomento si intreccia inevitabilmente con il tema della sicurezza, della vivibilità e del decoro urbano. Temi carissimi a molte persone del Consiglio Comunale di Trento, che frenano la spinta verso la creatività, temendo forse perdita di consensi da parte di chi gestisce esercizi commerciali, che non gradiscono occasioni di aggregazione all’esterno, se queste non hanno ricadute positive sul loro profitto.

Credo che la città, candidata a essere capitale della cultura per il 2018, debba costruire tavoli di lavoro con portatori di interessi culturali diversi, tavoli ai quali possano liberamente accedere tutte le realtà che a vario titolo operano nel settore culturale della città e a cui chi nel Consiglio Comunale ha interesse e competenze possa accedere altrettanto liberamente.

Credo che debbano essere coinvolte anche le persone che vivono le piazze dove sono elementi di ciò che troppe persone definiscono degrado, facendo di tutta un’erba un fascio, affinché contribuiscano con le loro potenzialità, con i loro saperi esperenziali a far sì che Trento non diventi una grande silenziosa RSA, come appare sempre di più, a dispetto del suo essere città universitaria.

 

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