AUTONOMIE SPECIALI E RIFORMA COSTITUZIONALE: NESSUNA GARANZIA E MOLTA CONFUSIONE

14a30c_1d3146342ed24a118ad601dcf5988e8aHo avuto modo di partecipare a diversi dibattiti sul referendum costituzionale, più spesso come parte del pubblico che come relatrice, essendo i dibattiti affidati prevalentemente a uomini.

In ogni dibattito, chi sostiene il sì usa l’argomento della tutela della nostra autonomia come valore aggiunto per una riforma che risulterebbe più vantaggiosa per la nostra provincia, per la nostra regione, che per le altre a statuto ordinario.  

Forte è la mia perplessità di fronte a certi argomenti che sono innanzitutto un invito a coltivare il proprio orticello insieme all’indifferenza verso ciò che accade oltre il confine locale. Reputo questa  propaganda eticamente scorretta, istigatrice di individualismi identitari di cui non abbiamo bisogno nell’epoca delle persone già ripiegate su se stesse, divenute miopi e gobbe a furia di guardare il proprio ombelico.

Oltre alla questione relativa all’etica politica, esiste il grosso problema dell’incompatibilità della carica di Senatore con quella di Consigliere nelle Regioni a statuto speciale

Come ben spiegava alcuni giorni fa il direttore del quotidiano Friuli Sera, Fabio Folisi,  la “scoperta” dell’incompatibilità tra le cariche nelle regioni e province a statuto speciale, è stata attribuita strumentalmente da molta stampa a Roberto Calderoli, probabilmente nell’intento di sminuirne la portata e la credibilità agli occhi soprattutto delle persone indecise moderate e di sinistra, o moderatamente di sinistra, che temono di contribuire, votando No, all’avanzare delle destre fascioleghiste.

In realtà un comitato per il No siciliano ha semplicemente letto lo Statuto regionale e scoperto questa questione, che è presente anche nella nostra regione e nelle altre regioni a statuto speciale. In particolare,  nel nostro statuto è l’articolo 28 che sancisce l’incompatibilità delle cariche.

Immediatamente il Pd ha cercato di correre ai ripari, mandando in avanscoperta la senatrice Anna Finocchiaro presidente della commissione Affari costituzionali a Palazzo Madama, che non può essere certo considerata oppositrice della riforma e che dichiara:

A legislazione vigente l’incompatibilità tra le funzioni di consigliere regionale e quella di parlamentare è prevista anche per le Regioni a Statuto ordinario, non solo per quelle a Statuto speciale. Il Senato infatti non è, nella previsione attuale, organo di rappresentanza delle istituzioni territoriali come previsto invece dalla riforma e dunque non è composto da consiglieri regionali e sindaci. Se la riforma costituzionale entrerà in vigore l’incompatibilità verrà ‘spazzata via’ per i consiglieri delle Regioni a Statuto ordinario (visto che è prevista da legge ordinaria), mentre per quelli delle Regioni a Statuto speciale, per le quali l’incompatibilità è prevista dagli Statuti speciali (fonti di rango costituzionale), occorrerà una modifica degli Statuti, che avverrà con legge costituzionale su intesa con le Regioni interessate

Ciò vuol dire che, al di là della considerazione che si è scritta una riforma della Costituzione senza evidentemente neanche leggere gli Statuti delle cinque regioni che si vogliono tutelare, il problema dei senatori incompatibili, se dovesse, come non mi auguro, prevalere il sì, sarebbe presente per mesi durante i quali le regioni a statuto speciale rischierebbero di non essere rappresentate.

A ciò si aggiunga l’inopportunità di sottrarre competenze alle regioni per tornare a un centralismo incompatibile con le condizioni attuali e alla base della creazione di un tale divario tra regioni ordinarie e regioni speciali, da rendere difficilmente sostenibile un’autonomia potenziata, se così fosse, o comunque tutelata.

Considerando poi il conflitto tecnico giuridico tra quanto definito nella riforma e quanto contenuto negli statuti speciali, ci si chiede, ammesso che passi la riforma, quanto tempo occorrerà per la modifica statutaria e per la relativa legge costituzionale,  che renderebbe possibile la rappresentanza delle Regioni a Statuto speciale in Senato?

Non è un caso che l’UVP e Alpe, formazioni autonomiste uscite dall’Union Valdotaine, si siano schierate per il No, che alcuni esponenti di Svp siano critici verso la riforma, che il bolzanino Oskar Peterlini, senatore e, quindi, addetto ai lavori, faccia campagna per il No, mentre i nostri autonomisti del PATT hanno ormai ceduto all’inciucio con il Pd per assicurarsi il governo delle istituzioni.

Ha idee ben chiare Sergio Cecotti, ex presidente della Regione Friuli Venezia Giulia, che il 5 novembre affermava:

«Se, Dio non voglia, prevalesse il Sì – osserva ancora Cecotti -, ci troveremmo di fronte due possibili scenari: il primo, più probabile, che non ci sia più il tempo in questa legislatura per una modifica degli statuti, e quindi le Regioni “speciali” semplicemente non sarebbero rappresentate nel nuovo Senato. Un esito devastante: nella prossima legislatura il Senato sarebbe chiamato a riscrivere gli statuti in ottemperanza alla norma transitoria del Renzi-Boschi, e lo farebbe in assenza dai rappresentanti delle stesse Regioni». Il secondo scenario, più improbabile secondo Cecotti, «è che già in questa legislatura il Parlamento riesca a modificare gli statuti speciali». (…)”

Piuttosto chiaro ed esaustivo il parere di Villone sulla questione relativa alle autonomie, che però non è sufficiente a evitare il caos delle interpretazioni, caos che dovrebbe servire a mettere in guardia chi vive nelle regioni autonome dall’assecondare questo delirante progetto. 

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