COSTITUZIONE: IL PESO DELLE PAROLE E LA LORO MANOMISSIONE

306d07d13880647b6c862cf51c066e3b“Mi ha sempre affascinato l’idea che le parole – cariche di significato e dunque di forza – nascondano in sé un potere diverso e superiore rispetto a quello di comunicare, trasmettere messaggi, raccontare storie. L’idea, cioè, che abbiano il potere di produrre trasformazioni, che possano essere, letteralmente, lo strumento per cambiare il mondo.”

Sono queste parole di Gianfranco Carofiglio, scritte nel suo bellissimo libro “La manomissione delle parole” che mi vengono in mente in questi giorni di dibattito, di discussioni, di confronti sulla riforma costituzionale.

Leggendo e rileggendo la nostra Carta Costituzionale, che non ho la presunzione di ritenere la più bella del mondo, penso che lo stile linguistico in cui è stata scritta, il significato di ciò che vi è scritto, rispondano esattamente a questa concezione di Carofiglio.

La prima parte, soprattuttodella nostra Costituzione, se letta attentamente,  nell’enunciare i principi può avere carattere trasformativo. Chi sceglie di essere coerente con i principi della Costituzione, scelta che dovrebbe essere avvertita come doverosa e non derogabile, sceglie di essere, di diventare, una persona che ha caratteristiche ben definite di cittadinanza democratica.

Le parole sono importanti e quelle della nostra Costituzione, scritta da tutte le rappresentanze politiche dell’epoca, dai monarchici ai comunisti, con padri e madri costituenti che hanno condiviso, negoziando, un disegno di nazione democratica, sono state scelte accuratamente, in un processo di scrittura collettiva, di cui restano ampie testimonianze nei verbali delle sedute della Costituente, dove da Dossetti a Togliatti si discuteva persino sulla funzione del congiuntivo e dell’indicativo nel testo definitivo, limitando l’uso del congiuntivo, evitando, se non in rarissime eccezioni, l’uso del gerundio.

Nella nostra Costituzione si leggono solo 10 verbi coniugati al gerundio.

L’impianto sintattico scelto è stato volutamente diverso da quello di testi normativi: i periodi sono generalmente brevi e spesso costituiti da un’unica proposizione. Quando la frase diventa più complessa, i nessi semantici che collegano le proposizioni rispettano la forma paratattica. mancano gli incisi proprio per garantire univocità dei signifucati e per eliminare ogni eventuale rischio di ambiguità.

Le subordinazioni, dove sono necessarie, non vanno oltre il primo grado.

Molta cura è stata dedicata alla scelta di parole semplici, ma mai banali, alla formulazione di frasi che, oltre a non dare luogo ad alcuna ambiguità, risultano accessibili a tutte le persone, comuni cittadine e comuni cittadini, che hanno il diritto/dovere di avere idea della cornice di riferimento politico su cui si basa la nostra democrazia e a cui si ispirano le norme che tutte e tutti dovremmo rispettare.

Lo stesso testo della Costituzione, prima di essere portato in aula, è stato affidato a esperti di linguistica per garantirne la formulazione adatta affinché la Costituzione sia “letta anche dai bambini”. In particolare, fu Pietro Pancrazi, scrittore, italianista, critico letterario,  nonché partigiano aderente al CLN di Cortona e aderente al Partito Liberale Italiano, che si occupò della versione finale del testo costituzionale.

Per esempio, raramente una frase è introdotta da “quando” o da “se”, nel pieno rispetto dei criteri di formulazione di testi ad alta accessibilità.

Se, fatte queste premesse, confrontiamo il testo della Costituzione in vigore con quella della proposta di riforma, al di là di tecnicismi giuridici e di considerazioni politiche, possiamo verificare immediatamente come quest’ultima si ponga all’opposto dal punto di vista sintattico e semantico, creando, nella lettura complessiva di quella che dovrebbe diventare la nuova Costituzione, un forte squilibrio tra ciò che resta invariato e ciò che verrebbe modificato, compromettendo, di fatto, comprensione e accessibilità.

Non occorre ripetere considerazioni ormai ovvie, a tutte e a tutti note e difficilmente confutabili sul famoso art.70, estensibili peraltro anche ad altri articoli.

Se qualche studente o qualche studentessa di scuole superiori scrivesse un testo scolastico così come sono scritte lunghe parti della proposta di riforma, certamente guadagnerebbe un debito in italiano.

Si parla tanto nelle scuole di impegno a garantire lo sviluppo di conoscenze, competenze e abilità nel campo dell’educazione alla cittadinanza e ciò può essere realizzato solo a partire dallo studio e dalla comprensione della Costituzione.

In quale imbarazzo si troverebbe la stessa scuola se si dovesse portare in classe il nuovo testo della Costituzione?

È proprio la deformazione linguistica del testo della Costituzione la prima grave violazione del diritto alla lettura e alla comprensione della nostra Carta fondamentale e ciò mi indigna profondamente, mi offende, facendomi sentire, come comune cittadina, poco rispettata.

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