MUORE A 17 ANNI CORRENDO VERSO IL FUTURO: CORRIDOI UMANITARI SUBITO

img_20161123_163920A Bolzano lunedì sera un giovane eritreo è morto, investito da un treno regionale, mentre cercava di saltare su un treno merci per superare il confine con l’Austria, per evitare i controlli delle polizie austriache.

Tre suoi amici, che erano con lui, raccontano una storia che sembra tratta da un vecchio film americano ambientato nell’epoca della schiavitù.

Però non è un film, è una nostra tragedia e una nostra vergogna ed è solo la punta di un iceberg che, dopo le imminenti elezioni austriache, potrebbe rivelarsi essere molto più grande, violento e pericoloso di quanto immaginiamo.

Tutta la nostra attenzione è catturata dal teatrino politico di una brutta campagna referendaria oltre che dalle preoccupazioni per la vittoria di Trump oltreoceano. Ma nessuno pensa al rischio altissimo che il ballottaggio del 4 dicembre in Austria possa portare al potere il fascista Hofer, con effetto domino su tutta Europa.

Persino i sondaggisti tacciono, essendo le previsioni dei risultati al fotofinish.

Abeil Temesgen, questa sembra essere il nome della vittima dell’incidente, sognava la Germania, forse l’Olanda, meta di uno dei suoi amici, che vorrebbe raggiungere il fratello

Lunedì sera sono arrivati in quattro a Bolzano con un treno da Verona. Qualcuno li ha avvertiti della rigidità dei controlli austriaci e delle difficoltà che avrebbero incontrato nell’attraversare il confine austriaco. Qualcuno ha detto loro che non ce l’avrebbero fatta.

I ragazzi allora hanno deciso di saltare su un treno merci, il primo che sarebbe passato, diretto a nord. Del resto, cosa volete che sia saltare su un treno dopo mesi in un campo prigione della LIbia, dopo la traversata in mare, a cui si sopravvive se si è fortunati, portando dentro di sé tracce indelebili?

Avete mai incrociato gli sguardi delle persone sopravvissute al mare?

Se vi capita, guardate dentro i loro occhi, perché quegli occhi parlano e raccontano tutta la paura, tutta la disperazione, tutto lo smarrimento che rimane a marchiare l’anima.

Dopo la Libia, il mare, Messina, Roma, MIlano, probabilmente avvertivano tutti e quattro che la distanza dal nord Europa si accorciava sempre di più e saltare su un treno merci non doveva apparire troppo rischioso, sicuramente meno pericoloso di un viaggio su un gommone stracolmo di africane e africani, condotti da qualche Caronte senza scrupoli nell’inferno del mare, perché si sa: la disperazione è più forte della paura della morte.

Salire sul treno sembrava possibile, ma Abeil, se davvero questo è il suo nome, non ce l’ha fatta. E’ stato colpito alla testa e ucciso sul colpo da un altro treno.

Secondo gli amici aveva 17 anni.

Abeil,  il giovane eritreo morto sui binari di Bolzano non sarà l’ultimo. Si nascondono nei vagoni merci, cercano di oltrepassare il confine rischiando di morire anche di freddo. Loro che vogliono solo ciò che tanti nostri giovani come Abeil e i suoi amici cercano: una vita migliore oltre i confini del nostro Stato. I nostri li chiamiamo cervelli all’estero, loro molte persone li chiamano clandestini, genericamente clandestini.

Quanti altri Abeil dovranno morire? A cos’altro dovremo assistere prima che si aprano corridoi umanitari? Non c’è altra strada da percorrere se non quella delle vie d’accesso regolari e legali, dei visti per motivi umanitari.

L’alternativa dei muri, del filo spinato non è altro che orrore che si aggiunge a orrore.  

A 17 anni hai la vita lunga davanti, hai sogni da coltivare, utopie da inseguire, mete da raggiungere.

Abeil, se questo è il suo nome, forse aveva solo 17 anni, ma non si può morire così a 17 anni.

Qui un contributo importante

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