LETTERA APERTA A MATTIA CIVICO

mattia_civico_pdCaro Mattia, raramente capita che io sia in disaccordo con quanto tu scrivi.  Oggi è una di quelle volte in cui dissento.

Ho appena letto sull’Adige le tue dichiarazioni a proposito della “gogna mediatica” riservata al consigliere leghista recentemente arrestato perché trovato in possesso di circa 300g di cocaina quasi pura.

Sono certa che se la stessa persona non fosse stato un consigliere leghista, non ci sarebbe stato il bombing sui social.

La Lega a Trento, in consiglio comunale, ma ancor prima in campagna elettorale, ha sempre usato toni forti e duri verso spacciatori, verso migranti e richiedenti asilo, verso persone che chiedono in giro aiuto economico (orrendamente etichettate nel linguaggio comune cocome “accattoni“). Chiamano le persone migranti e richiedenti asilo “clandestini” indistintamente.

La Lega ha fatto sempre proposte orientate a politiche repressive, restrittive, mentre assistiamo a una sua preoccupante fascistizzazione e al suo avvicinamento a casa Pound e Forza Nuova.

La reazione sui social, anche la mia, è stata sicuramente poco rispettosa della persona e del dolore dei suoi familiari. Ma parliamoci chiaro, 300g di cocaina sono tanti, troppi per non pensare che fosse uno spacciatore o almeno un corriere. Una persona, per questi reati, per le tante persone vittime di dipendenza da questa droga, non merita il mio rispetto.

Non me la sento. 

Però non sono d’accordo che la gogna sia stata per il consigliere. Da ciò che ho letto, e pure scritto, a essere presa di mira è stata la Lega nord. È stato, almeno il mio, un atto liberatorio, come un tappo di champagne che si stura in una festa. Non perché la disgrazia di quest’uomo e della sua famiglia debba essere festeggiata, ma perché un leghista corriere o spacciatore di droga insieme a un albanese clandestino e senza dimora, è una situazione paradossale, kafkiana.  È la nemesi per chi come me soffre per le loro dichiarazioni, le loro proposte, le loro azioni.

Non mi pento di aver ironizzato sulla situazione, di aver preso in giro qualche collega, di consiglio comunale, leghista, non mi pento di aver riso e di gusto per l’accaduto, non me ne pento perché penso che, al di là della disgrazia personale, questo episodio potrebbe essere utile a ridimenzionarli, a renderli più umani, a spostare il baricentro del loro programma politico dall’unico punto che finora hanno portato avanti: la sicurezza garantita soprattutto attraverso misure repressive e razziste., assicurandosi il consenso attraverso un’abile costruzione di nemici sociali e attraverso l’alimentazione di una funzionale percezione di insicurezza collettiva.

Non ho quindi alcuna intenzione di chiedere scusa né tantomeno di comprendere la situazione, come richiesto anche dala capogruppo Giuliani perché nessuna ragione può giustificare il reato di cui il consigliere leghista si è macchiato.

Volevo dirtelo perché so che sai ascoltare.

 

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