DOPPIA PREFERENZA DI GENERE: LA DISCUSSIONE TORNA IN AULA

Concordo su quasi tutto ciò che scrive la ex consigliera comunale Marianna Demattè sul ddl per la doppia  preferenza di genere e che appare oggi sulla stampa.

Ha ragione nel sostenere che non ci sono sufficienti servizi accessibili a tutte per permettere a donne lavoratori e madri di essere attivamente impegnate in politica.

Le stesse organizzazioni politiche faticano a dare spazio alle donne. Basti pensare che l’unica donna segretaria nazionale di partito è Giorgia Meloni.

Il problema riguarda tutte le aree politiche ed è un problema anche culturale e nostro. Quante di noi se il proprio compagno ha impegni serali o fuori sede trovano la cosa giustamente legittima? Quante di noi, se madri, rinunciano all’impegno in politica, all’aativismo praticato o vivono impegno e attivusmo con sensi di colpa?

Penso che su questo siamo in molte persone a essere d’accordo. Così come non c’è dubbio che i due partiti di maggioranza che hanno, entrambi, nel loro programma questa legge, hanno fatto fuori politicamente, dall’interno del partito, due assessore, una provinciale (Borgonovo Re) e una comunale (Ferrari).

Ciò che non condivido della riflessione di Marianna Demattè  è il ritenere la legge sulla doppia preferenza di genere una possibile foglia di fico.

I dati dimostrano che la legge applicata in altre regioni italiane per elezioni amministrative in comuni con oltre 5000 abitanti, ha fatto aumentare significativamente la presenza delle donne nelle amministrazioni.

E chi meglio delle donne, che hanno sulle spalle le fatiche del quotidiano, può garantire che siano intrapresi percorsi politici finalizzati a migiorare proprio le condizioni di vuta e di lavoro di altre donne?

La politica poi ha bisogno di introdurre al suo interno punti di vista diversi e approcci femminili alle diverse questioni.

Spero dunque che la discussione in aula, almeno questa volta, non umili le donne e abbia come esito l’approvazione del ddl per la doppoa preferenza di genere.

Sarò al gazebo del comitato Non Ultimi e in aula, nel tempo che resterà, dopo la commissione comunale, per sostenere il ddl e per seguire il dibattito.

Resto convinta che una democrazia in cui la componente più numerosa della popolazione non è adeguatamente rappresentata è una democrazia incompiuta.

 

 

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