NOI CHE A CASA NOSTRA NON SAPPIAMO CONTRASTARE COSA NOSTRA

Da Crotone è recentemente giunta la notizia degli arresti di una settantina di persone coinvolte in una maxi operazione anti ‘Ndrangheta.

Generalmente quando la ‘Ndrangheta viene colpita gioisco. Questa volta ho poco da gioire. Non ce  la faccio.

L’operazione ha svelato ciò che forse molte persone sapevano ma nessuna di esse voleva vedere o denunciare.

Alcuni clan dell’organizzazione criminale più potente d’Europa,  gestivano affari con le persone migranti, l’ultima preziosa merce, che può garantire facili e congrui guadagni, incrementando quel potere malavitoso che ha radici robuste nei depositi di denaro accumulato in secoli di lavoro costante e puntiglioso, nella connivenza con esponenti della politica governativa nazionale e regionale e con la massoneria.

Se già questo è sufficiente a far montare la rabbia, la cronaca, la narrazione del come sono state trattate le persone “ospitate” nel megacentro fa raggelare il sangue per l’orrore.

Senza entrare nel merito di ciò che purtroppo si trova descritto sui giornali locali e nazionali, una riflessione ed è doverosa.

Innanzitutto va ricordato che il cancro della nostra società, la metastasi diffusa che non abbiamo saputo estirpare, si chiama malavita organizzata, mafia, camorra, ‘ndrangheta. Questo male, che ha radici antichissime in alcune regioni meridionali, non è più solo un problema delle solite regioni del Sud.

È un problema che da vicino riguarda tutti e tutte, in Italia e in Europa.

A coloro, quindi  che continuano ossessivamente a ripetere che dobbiamo aiutarli a casa loro occorre dire che noi a casa nostra non abbiano saputo combattere e sconfiggere Cosa Nostra,  il cui tasso di criminalità e tipologia di crimini compiuti non è  neanche paragonabile ai reati che le fonti giudiziarie attribuiscono a persone immigrate, verso cui sollevano indici giudicanti e alimentano paure che sfociano in vere e proprie fobie sociali.

La ‘Ndrangheta, che ha superato se stessa in termini di disumanità nel CARA di Crotone, si alimenta di relazioni con il potere politico nazionale e regionale e con la massoneria, in un intreccio mortale di poteri che si alimentano e si rinforzano reciprocamente.

Infine, un’ultima considerazione: che non si pensi ai decreti Minniti Orlando come lo strumento utile a scoperchiare questo orrore. E non si attribuisca all’accoglienza doverosa verso persone che fuggono in condizioni disperate e pericolosissime, da contesti in cui la vita non è più possibile o non è quella che corrisponde alle proprie aspirazioni e ai propri sogni.

In una società globalizzata, dove le merci circolano liberamente, la libera circolazione delle persone è quanto fi più ovvio e naturale possa accadere.

Nell’attuale momento storico, con il fenomeno migratorio che ha sorpreso l’Europa, ma che ormai sta durando da tanto che parlare di sorpresa è ridicolo, l’apertura di corridoi umanitari europei rappresenta l’unica soluzione che possa salvarci dalla barbarie di un moderno olocausto.

La criminalizzazione della solidarietà perpetrata attraverso il fango gettato indiscriminatamente sulle ong e gli ostacoli che il nostro governo pone ai corridoi umanitari gestiti dalle onģ sono una faccia della stessa medaglia sicurezza/decoro che ha la sua declinaazione nelle moderne leggi razziali  Minniti Orlando, mentre ancora faticoso e lungo appare il cammino verso la cancellazione della legge Bossi Fini e l’abolizione del reato di clandestinità.

A poche ore dall‘orrore di Crotone, un consigliere comunale di Trento, Devid Moranduzzo, si esprime affermando pubblicamente “meglio essere invasi da scimmie, giraffe, elefanti che da clandestini” e spiega

“La differenza tra clandestini e animali è questa: i primi causano problemi all’Italia mentre cammelli, giraffe, elefanti e scimmie non ne causerebbero”.

Intanto procede la raccolta firme con una petizione il cui testo farebbe rabbrividire i nostri padri e le nostre madri costituenti.

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