ROM, L’ESEMPIO DEL PRESIDIO DI CENTOCELLE

Chiunque sia l’assassino che la notte fra il 9 e il 10 maggio scorsi ha ridotto in cenere i poveri corpi di Francesca, Angelica ed Elisabeth, quest’atto atroce è stato favorito dalla marginalità.Dalla stigmatizzazione, dalla condizione di povertà estrema inflitta a una parte della diaspora rom: tali da costringere una famiglia di tredici persone a stiparsi in un camper parcheggiato in un’area della borgata romana di Centocelle.

Non potrebbe essere più surreale il contrasto fra una tale condizione miserabile e il luogo in cui si è consumato il rogo delittuoso: il parcheggio di un grande centro commerciale, freddo e anonimo anche nella struttura, concepita come una sorta di tempio del consumismo.

Eppure, allorché, dopo un lungo percorso, vi è approdato il folto corteo del 13 maggio scorso, che rivendicava verità e giustizia per le tre sventurate sorelline di quattro, otto e venti anni, gli slogan e gli interventi al microfono si sono spenti d’un tratto, soverchiati da una commozione corale intensa e palpabile.

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Questo bellissimo articolo di Annamaria Rivera è apparso, infatti , sul Manifesto del 17 maggio 2017.

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