UNA STRAGE CHE NON SI PUÒ DIMENTICARE

Ero a Pisa, faceva caldo. Avevo la TV accesa perché stiravo. Ho sempre odiato stirare e devo distrarmi guardando la TV.

La notizia della strage ha interrotto la trasmissione che seguivo. Ricordo l’orrore, il dolore, il senso di smarrimento, di sconfitta. Mi è caduto il ferro da stiro dalle mani. Ho telefonato a mai madre.

Cercavo un conforto una rassicurazione.

Lui, il suo pool sfidavano il mostro e ridavano speranza al sud e all’Italia intera.

Ricordo tutto, come fosse ieri e non ci sono arresti eccellenti, condanne al 41 bis, “pentimenti” che possano compensare il peso di quella perdita.

Ricordo il fango che avevano buttato su di lui, insinuando sospetti, come si fa in Italia con le persone scomode.

Ricordo, mi commuovo e ringrazio lui e tanti come lui che hanno dato la vita per la giustizia e il riscatto sociale del nostro popolo.

Poi penso alla sua scorta, carne da macello, alle lacrime delle mogli, dei mariti di figli e figlie e continuo a provare lo stesso fastidio di allora verso la retorica istituzionale, di chi celebra morti e non trova soluzioni.

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