LEGGE ELETTORALE E AUTONOMIA SPECIALE

Quanto accaduto in Parlamento sulla legge elettorale è particolarmente significativo se osservato con le lenti di chi l’autonomia speciale la vive, visto che sul senso di questa autonomia, grazie a Riccardo Fraccaro, deputato trentino del Movimento Cinque Stelle,  si è aperta una finestra che non dovrebbe più, a questo punto, chiudersi.

Ciò che emerge subito, in generale, senza neanche dover dedicare troppo tempo e troppo pensiero ad analisi approfondite, è la disimvoltura spudorata con cui si costruiscono proposte di leggi elettorali, matematicamente incomprensibili, volutamente incomprensibili, con il solo obiettivo di andare al voto al piu presto garantendo ai detentori di potere nazionale e della regione autonoma Trentino Alto Adige di comservare la certezza di designare i propri futuri parlamentari.

Il tutto a scapito della democrazia

Come se il 4 dicembre non fosse accaduto nulla. Come se quel referendum non avesse decretato il fallimento dell’attuale classe politica che governa l’italia, che governa il Trentino Alto Adige.

Eppure la propaganda per il Sì al referendum costituzionale si basava sulla garanzia di una maggior tutela dell’autonomia, propaganda alla quale le due province hanno risposto in modo diverso e proprio la provincia di Trento, questo Rossi non dovrebbe dimenticarlo, grazie anche ai voti per il no di persone del suo partito, ha votato facendo vincere il No alla riforma che voleva deformare la nostra Costituzione.

Ora, per la legge elettorale, nel tentativo di trovare un accordo di massima tra forze politiche apparentemente distanti, ma su certi contenuti, per esempio l’accoglienza di migranti, profughi e richiedenti asilo, molto più vicine di quanto si creda,  si è mantenuto un  patto saldo tra chi governa e le forze autonomiste del Trentino e dell’Alto Adige.

Tale patto prevede che nella  nostra regione, qualunque sia la legge elettorale nazionale, si voti solo con collegi uninominali, possibilmente senza alcuna garanzia di presenze femminili.

La reazione di Ugo Rossi, presidente della provincia ed esponente di spicco del Partito Autonomista Trentino Tirolese (Patt), fortemente contrariato da quanto accaduto in Parlamemto è rappresentativa del senso che si attribuisce alla nostra autonomia, un senso di attenzione al proprio orticello piuttosto che ammettere che ormai si tratta di un’autonomia degenerata in sistema a garanzia di clientelismo, di chiusura verso altre realtà, di non riconoscimento di diritti fondamentali (basti citare l’affossamento del ddl sulla doppia preferenza di genere prima in Regione, poi in Provincia e quello del ddl sulla lotta all’omotransfobia).

Colpiscono alcune parole, riportate in virgolettato dal giornale il Dolomiti, il cui peso, a parer mio, non deve svanire nell’irrilevanza:

Il Trentino Alto-Adige è Italia da un punto di vista geografico, politico, istituzionale,  e ci mancherebbe. Ma ma è un’Italia diversa, è un’autonomia speciale”.

Nei confronti di Fraccaro il presidente Rossi è durissimo: “L’autonomia non significa poltrone? Ma vorrei ricordare al deputato che anche lui è seduto su una poltrona, molto più comoda di quella su cui è seduto chi deve amministrare una Provincia”.

 A cui fanno seguito parole altrettanto significative espresse dal segretario PD Renzi:
“Sul Trentino Alto Adige non faremo mai una legge contro Svp o contro gli amici autonomisti, perché ci sono decenni di regole internazionali e nazionali che difendono l’autonomia di quel territorio e che nessuno può mettere in discussione semplicemente per un’esigenza personale dell’onorevole Biancofiore o dell’onorevole Fraccaro. La Svp è un punto di riferimento di un pezzo cruciale del nostro territorio e noi non andremo mai contro quella realtà”.
Che senso ha tutto questo? Perché una legge elettorale, che a mio parere dovrebbe essere proporzionale ovunque,  che garantisca pari opportunità a ogni forza politica dovrebbe essere una legge contro Svp  e Patt? Non capisco.
Queste forze politiche autonomiste sono cosi poco forti da aver bisogno di leggi speciali per mantere il proprio collocamento in Parlamento?
Sull’antico patto politico tra autonomisti e forze di governo centrale si è consumata negli anni la storia di una terra bella, ricca di potenzialità, spesso tutto sommato ben amministrata anche perché ha goduto di un’autonomia fiscale che ne ha consentito la buona amministrazione, utilizzata come laboratorio di sperimentazione politica, che l’ha resa nei fatti battistrada per manovre e leggi che poi sono state calate sulle altre regioni.
Un esempio tra tanti: la famigerata intesa Pat – Miur, tra Dellai e l’allora ministra Moratti, che aveva la pretesa di anticipare in Trentino una riforma deleteria per la nostra scuola pubblica, con la scusa di una sperimentazione, che non fu libera, ma calata dalla provincia sulle scuole di ogni ordine e grado.
E questo è solo un esempio
Non dimentichiamo che i voti dei senatori altoatesini sono spesso stati decisivi e con ciò che si prospetta all’orizzonte in termini di difficoltà a costruire maggioranze di governo, avere la garanzia di uno scudo acritico su cui contare val bene l’approvazione di una legge che toglie margini di democrazia a elettori ed elettrici della nostra regione.
Dall’altro lato, in cambio di una servile sudditanza politica, ci si assicura la garanzia della conservazione del proprio potere anche in Regione, in un contesto in cui la gestione attuale dell’autonomia sta creando disaffezione, diffidenza e molte critiche.
È vero, come dice Rossi, che chi è eletto in Parlamento (ricordo per il Trentino Alto Adige tutti uomini) rappresenta tutti i Trentini, le Trentine, gli Altoatesini, le Altoatesine, ma chi dice che a ben rappresentarci siano i parlamentari di Svp  e di Patt e non anche Fraccaro? E perché non potrebbero esserci diverse posizioni in termini di rappresentazione di noi in Parlamento?
Credo che quanto accaduto debba far comprendere a tutte e a tutti che ora è il momento non per demolire l’autonomia, ma per correggerne  l’interpretazione, affinché sia una vera risorsa per il nostro territorio e per la nostra popolazione, non solo uno strumento per consolidare il potere politico di una casta ormai ben riconoscibile.
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