SINISTRA CHI?

Ho ritenuto doveroso inviare una risposta a Stefano Fassina, in merito al recente articolo, apparso sul Fatto quotidiano del 10 giugno 2017.

Io e Stefano facciamo parte delle Rete delle Città in Comune, essendo in consiglio comunale, io a Trento e lui a Roma.

Data l’importanza del momento politico attuale, ritengo opportuno condividere anche in questo spazio quanto scritto al collega romano.

Concordo con te, caro Stefano, sulla preoccupazione per una chiusura a riccio.

Tale chiusura preoccupa pure me.

Il problema su cui non sono d’accordo, oltre all’inoppprtunità di un articolo che voglio accettare sia stato scritto in buona fede, è l’apertura del presunto riccio verso Mdp (che a me piace chiamare Ma Di che Parliamo?).

Spiego la mia posizione.
 Mdp nasce a partire da un gruppo di fuoriusciti (sottolineo il maschile) dal PD con una forte esposizione da leader di D’Alema e di Bersani

Frequenti sono le loro dichiarazioni di intenzione di ricostruire un centrosinistra dopo la virata a destra del pd renziamo e forte è l’identificazione dell’avversario in Renzi.

Non sono chiare, invece, le posizioni sui trattati internazionali, non sono chiare le posizioni sul disarmo, non sono chiare le posizioni in relazione alla sinistra europea a cui noi facciamo riferimento.

A ciò aggiungo che ritengo responsabili anche i fuoriusciti dal PD del disastro politico, sociale, economico e finanziario in cui si trova il nostro paese.

Contro D’Alema sono scesa in piazza all’epoca della sua fase guerrafondaia, contro Bersani sono scesa in piazza all’epoca delle privatizzazioni neoliberiste.

Ecco appunto la mia domanda retorica

Ma Di che Parliamo?

E una serie di altre domande che pongo a te e alle altre persone che leggono, con una buona dose di autentica rancorosità

Dobbiamo ancora chiarirci su che cosa vogliamo? C’è ancora qualcuno che vuole ambire alla governabilità anche a costo di allearsi con Bersani e D’Alema? C’è ancora qualcuno che prima della propria identità politica, determinata dalla coerente assunzione di posizioni non ambigue, vuole andare a caccia di alleanze per avere certezza di posizionamento nelle istituzioni?

Ma a Milano qualcun@ di voi c’era o no?

Un mare di persone che la politica la pratica tutti i giorni attraverso azioni quotidiane nel sociale ha percorso le strade di Milano dietro striscioni bellissimi, compreso quello dietro cui ero io, senza simboli di partito.

È a quella gente che vorrei ci aprissimo. Sono con loro che vorrei si stabilissero interlocuzioni positive.

È a chi ogni giorno si interroga su come contrastare i neofascismi che mi voglio rivolgere.

Allora rendiamoci conto che Montanari e Falcone hanno avanzato una proposta a cui noi aderiamo sapendo che nelle nostre mani è il destino della sinistra non solo nelle istituzioni nazionali, ma nell’intero paese.

Che facciamo?

Costruiamo un bella lista frutto di negoziazioni tra parlamentari che si nasconderanno dietro un finto civismo e, per avere certezza che gli stessi parlamentari tornino alle loro posizioni, stringiamo patti con chi fino a ieri molti e molte di noi consideravano avversari politici?

Oppure proprio come amministratori e amministratrici portiamo avanti un’istanza diversa a sostegno di proposte di radicalità coerente e costruita a partire dal basso, a partire anche dalla società civile a cui va dato un protagonismo attivo?

Ci adagiamo su un accrocchio (termine coniato dall’allora SEL  per giustificare l’abbandono del progetto Altra Europa con Tsipras dopo la sottoscrizione del documento Noi ci siamo) includendo anche Mdp e magari strizzando l’occhio pure a Pisapia?

O facciamo un atto politico coraggioso, diamo voce a volti e voci nuove, abbandoniamo le strategie e i tatticismi che hanno caratterizzato finora i rappresentanti di alcuni partiti di sinistra e lavoriamo veramente insieme a un coordinamento laico, equidistante dai partiti, che apra alla società civile in modo onesto e senza strumentalizzazioni?

Non sbatterei la porta in faccia a Mdp,  dialogare non vuol dire allearsi, ma si dialoga dopo perché noi non lavoriamo per ricostruire un centrosinistra o ho capito male?

Non ci lavoro di certo io che sono iscritta al partito della sinistra europea e credo che bisogna rinforzare l’alternativa ai partiti che governano l’Europa neoliberista anche attraverso politiche locali e nazionali fortemente antineoliberiste.

Il pd  anche prima di Renzi ha praticato politiche neoliberiste.

E chi era fino a ieri in quel pd non è credibile come alternativa al neoliberismo.

Noi vogliamo lavorare a un’alternativa a Renzi o a un’alternativa al neoliberismo?

Se vogliamo costruire alternativa al neoliberismo non vedo molte altre strade e immagino che nessuno più voglia imboccare la via già percorsa di paludose terre di mezzo.

O un accrocchio deciso e calato dall’alto o altro in cui i protagonisti non possono essere i referenti dei partiti e la cui posizione non può essere ambigua, ma coraggiosamente radicale.

Ciò che conta, qualunque cosa si scelga, è  essere onesti, essere oneste. Se sciaguratamente si dovesse scegliere l’accrocchio lo si dica.

Io deluderò, caro Stefano, il tuo auspicio.

Antonia Romano non fischierà D’Alema ovunque si trovi solo se lui chiederà scusa al popolo italiano per la mala politica che ha praticato e si ritirerà in opportuno silenzio.

Non valuto neanche lontanamente la possibilità di dialogare con Pisapia a cui auguro un rapido abbandono della politica e un ritorno alla sua professione, ambito in cui è decisamente più bravo.

Leggo e rileggo il tuo articolo, ma leggo anche ripetutamente la lettera dall’ex opg  occupato.

La seconda, a cui riconosco in qualche tratto carattere poco inclusivo, mi emoziona e mi fa pensare che margini di costruzione di una proposta  autenticamente  alternativa  nei modi, nelle forme, nei linguaggi, ci siano ancora.

Leggo il tuo articolo e provo delusione e scoramento.

Te lo scrivo, caro Stefano, con franchezza, senza filtri, perché so che puoi capire

Antonia

 

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