Sinistra unita, il cammino può essere comune

Trascrivo l’articolo comparso sul Fatto Quotidiano del 10 giugno 2017 e firmato da Stefano Fassina

L’appello di Tomaso Monatanari e Anna Falcone per “Un’alleanza popolare per la democrazia e l’uguaglianza” pubblicato martedì ha, innanzitutto, il merito di guardare avanti. Propone un terreno di gioco senza barriere d’accesso: assume, correttamente, il risultato del referendum costituzionale del 4 Dicembre come discrimine di fase, ma il “No” al quesito non è la password necessaria per entrare in gioco. L’ingresso in campo è “filtrato” soltanto dalla griglia programmatica a maglie larghe e dalla disponibilità a praticare un metodo partecipativo per le scelte fondamentali di programma e protagonisti. Inoltre, libera la discussione e il percorso unitario potenziale da astratti richiami a formule politiche e da vincoli a leadership predefinite. Segnala un asse distintivo – un neo-umanesimo fondato su lavoro e conversione ambientale – non i “vicini di casa” da escludere. Ancóra, infine, la difficile navigazione ai territori, in particolare alle esperienze in corso delle liste unitarie e di alternativa nate in tante città nelle tornata amministrativa dello scorso anno e per il voto dell’11 Giugno. Nelle parole dell’appello: “Un simile progetto, e una lista unitaria, non si costruiscono dall’alto, ma dal basso. Con un processo di partecipazione aperto, che parta dalle liste civiche già presenti su tutto il territorio nazionale, e che si apra ai cittadini, per decidere insieme, con metodo democratico, programmi e candidati.”
La rete de “Le città in comune”, comunità aperta e in progress di centinaia di amministratrici e amministratori comunali e regionali, eletti in tutta Italia in liste unitarie e composite, partecipate dai partiti della sinistra storica extra Pd e da tante energie fresche di movimenti per i beni comuni, comitati tematici, associazioni di cittadinanza attiva, personalità della cultura e della rappresentanza economica e sociale, c’è. Noi, amministratori e amministratici da Torino a Trento, da Milano a Bologna, da Firenze a Roma, da Napoli a Messina e in uno sciame di medie e piccole città, riconosciamo la nostra prospettiva nell’orizzonte abbozzato dall’appello di Montanari e Falcone. Come abbiamo scritto nella nostra lettera aperta del 25 Maggio scorso “Siamo convinti che anche nel nostro Paese vi siano enormi potenzialità per rappresentare il variegato popolo delle periferie economiche, sociali e culturali in una proposta di governo credibile per dare attuazione alla nostra Costituzione. Incontriamo ogni giorno, nelle città, straordinarie esperienze di solidarietà, cooperazione sociale, innovazione condivisa, mutualismo diffuso, giustizia ambientale.”

Le liste unitarie e di alternativa delle città sono, certo, ancora parziali nella pluralità di culture politiche in esse presenti. Ma sono, oggi, la prima proxy reale della virtuale “Lista Unica” a sinistra sulla quale ha registrato un alto potenziale di consenso la rilevazione di Antonio Noto illustrata ieri su questo giornale.

La rete delle città in comune parteciperà con entusiasmo all”assemblea del 18 Giugno. Sarebbe un segnale di responsabilità e di credibilità generale la presenza all’assemblea  proposta da Montanari e Falcone anche di chi è impegnato in Mdp e in Campo Progressista. A tale fine, le parole di Enrico Rossi e Roberto Speranza, tra gli altri, sono incoraggianti. Altrettanto incoraggiante sarebbe riconoscere la possibilità di partecipare attivamente anche all’iniziativa del 1 Luglio di Campo Progressista e Mdp. È evidente, le differenze tra di noi e dentro di noi esistono: sulla declinazione del nesso Italia-eurozona-Unione europea; sullo statuto economico e politico del lavoro; sulla regolazione dei mercati interni e internazionali; sui limiti ai diritti  individuali. Attraverso meccanismi partecipativi estesi possono, però, convergere su un programma ambizioso e classi dirigenti adeguate. La sfida non è superare la soglia del 5% per sistemare uno spicchietto di ceto politico. La sfida è ridare voce e presenza politica a chi, spiaggiato da regressione economica e sociale, è stato abbandonato. Proviamo a camminare insieme.

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Un commento

  1. […] ritenuto doveroso inviare una risposta a Stefano Fassina, in merito al recente articolo, apparso sul Fatto quotidiano del 10 giugno […]

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