SE VINCERE NON È UN GIOCO, VINCERE FACILE È A VOLTE UN GIOCO SPORCO

Ci sono temi importanti che riguardano la nostra comunità e che non possono essere relegati a slogan politici, partitici  o semplicemente di parte, soprattutto quando questi temi toccano le vite delle persone e il futuro delle persone giovani, giovanissime.

È stato in  questa ottica che la commissione politiche sociali del comune di Trento, sollecitata dal consigliere Renato Tomasi del Cantiere Civico, ha lavorato con l’impegno di tutte le persone che ne fanno parte per condividere una proposta riguardante la prevenzione delle ludopatie recentemente portata in aula e approvata dal Consiglio Comunale.

Per essere quanto più possibile efficaci, entro i limiti consentiti delle competenze di un’amministrazione comunale, abbiamo dedicato incontri alle audizioni di figure esperte, abbiamo consultato documenti e rapporti aggiornati sulle ludopatie nelle persone giovanissime, scoprendo che già in età preadolescenziale ci si avvicina a questi giochi, scoprendo che esistono notevoli differenze di genere nell’approcciarsi a questi giochi, scoprendo che sin da piccolissimi si può giocare con simulazioni di giochi d’azzardo che possono predisporre il bambino o la bambina a future dipendenze, se non altro introducendoli  a processi di gioco che stimolano l’ulteriore investimento di risorse,  non economiche evidentemente, in successivi tentativi per giungere alla vittoria, all’accumulo di premi o di punti.

Nel documento proposto all’aula è anche compreso, nel dispositivo approvato, il coinvolgimento di figure dello sport o comunque di figure particolarmente significative per i giovani e le giovani del nostro contesto per promuovere spot informativi ed educativi.

Risulta particolarmente sgradevole constatare come invece Civica Trentina, attraverso l’iniziativa successiva all’approvazione del dispositivo in aula, di Fabrizio Guastamacchia, componente della stessa commissione politicge sociali,  si sia appropriata di una lodevole iniziativa che non è più soltanto della commissione politiche sociali, che all’unanimità ha approvato il documento proposto in aula, ma, essendo stata votata, è dell’intero Consiglio Comunale che ha impegnato la giunta e il sindaco a mettere in atto quanto previsto.

Lo scippo di paternità è ingeneroso nei confronti di chi ha lavorato per mesi in commissione, è scorretto nei confronti delle istituzioni e dei ruoli delle stesse, è antipatico e riduce anche, nell’atrribuire un cappello politico, la valenza trasversale di un  provvedimento che è importantissimo e riguarda le vite dei nostri figli e delle nostre figlie.

Fanno riflettere le parole del consigliere provinciale Borga, riportate dal Dolomiti, e dovrebbero spingerci a farci capire fino a che punto  gli interessi di parte o personalistici arrivino a strumentalizzare la politica stessa.

Non ho parole!

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